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01 luglio 2012

Laurel Canyon a Milano

Foto © Arimondi



L'altra sera prima di cena ho assistito ad un piccolo evento magico.
Jonathan Wilson si esibito per uno sparuto gruppo di fortunati in un piccolo locale di Milano, il giorno prima dell'unica vera data italiana a Lucca.

Appena imbracciata la chitarra, accompagnato da Omar Velasco alla seconda chitarra e da Jason Berger al Mellotron, ha spalancato un mondo acustico di magia e bellezza curata.

E' stato un piacere ritrovarsi perduti in un'atmosfera West Coast proiettata nel 2012 senza poter mai poterne definire le influenze precise; che pure ci sono, da Neil Young a David Crosby, a Gram Parsons, ai Buffalo Springfield, alla Band e ai Quicksilver. Quasi che Wilson sia stato generato in questo brodo primordiale e da qui sia partito per elaborare le sue canzoni.
Ma Wilson - stimato produttore - è permeato anche di cultura musicale europea e a volte propone giri di chitarra che sono molto più Pink Floyd o Radiohead che californiani (come in Natural Rhapsody).

Le versioni acustiche non sfigurano rispetto a quelle più elettriche dell'album Gentle Spirit, anzi guadagnano intensità e calore, dando grande peso alla voce di Wilson, sorprendendo per la cura dei dettagli.

I pezzi - come dice un amico -  "respirano", non sono cioè costretti nella forma canzone, ma lasciano spazio a frequenti cambi ritmici e armonici che rendono l'ascolto dell'album ancora una sorpresa e l'esperienza live altrettanto intensa.

Il fatto che la scaletta sia sta solo di cinque-sei pezzi (causa l'incipiente partita Italia-Gemania) ha limitato nel tempo il piacere ma ha forse reso l'evento ancora più speciale.


Qui di seguito in versione elettrica:






01 maggio 2012

La Nuvola



Giusto per rimarcare l'evento.
Oggi Primo Maggio 2012, la mia library musicale si sta trasferendo sulla nuvola.
Le immagino tutte lassù, le "mie" canzoni, pronte ad accarezzarmi l'orecchio in qualunque luogo io mi troverò. Accanto a milioni di altre canzoni, depositate lassù da migliaia di altri ascoltatori appassionati. 


Nessun sa con precisione a cosa porterà questo cambiamento in termini strettamente musicali.
Questo tipo di cambiamenti sono sempre lenti, ma si può pensare che l'ubiquità della musica - inimmaginabile anche solo fino a dieci anni fa - inciderà anche sul modo di farla, di produrla e di commercializzarla.


Senza dimenticare che, oggi Primo Maggio, posso scrivere di ciò anche perché, per fortuna, io un lavoro per ora ce l'ho.

03 marzo 2012

Piazze, giganti e motori

Non ne sono mai stato un fan.

Un bambino di nove anni davanti ad un grande schermo in bianco e nero guarda e ascolta una canzone cantata da un omino piccolo e buffo. La mamma rassicurante commenta con il papà di quanto sia peloso, forse anche un po’ poco pulito. Ma la favola di un grosso signore che beve vino e viene chiamato Gesù Bambino la fa preferire a tutte le altre canzoni di quel Festival, immagine di un cristo poco conciliabile con le storielle del catechismo da Apostolato Liturgico che il bambino ascolta in quegli anni.
Oppure quella del gigante e della bambina, altra favola di un orco forse buono che lascia un sapore misterioso e obliquo nell’immaginario del ragazzino, facendo intravedere pregiudizio e ingiustizia.
Oppure Fumetto, sigla finale di Gli Eroi di Cartone, che ancora oggi - anche se solo per un istante - mi fa rivivere la gioia che provavo nel vedere quel programma televisivo, atteso tutta la settimana.

Dieci anni dopo, per le strade di Genova si respira aria grigia, terrea. I pantaloni a zampa di elefante e i Jeans Jesus raccontano della voglie frustrate e goffe di essere liberi.
Quale allegria, in effetti? La musica andina degli Inti-Illimani si ripeteva angosciosa da tre anni ormai e le uniche cose reali potevano essere quelle di uno stomp più disperato che erotico. Perché Genova è diversa dalla grassa Bologna e i bambini nei vicoli ti hanno sempre fatto credere che possono anche perdersi.
Nella stanzetta dell’adolescente risuonano Radio Genova Sound prima, Radio Spazio Libero poi e grazie ad esse le storie di Carmen Colon, forse la bambina del gigante di prima questa volta trascinata sull’asfalto urbano e violento degli Anni Settanta, senza giganti a proteggerla.
Note di speranza per un anno che verrà e che si spera migliore di quegli anni di piombo cui il ragazzo sfugge solo grazie a qualche anno di punk di differenza e per mileau familiare.
Note di un mare profondo di cui però non aveva mai ascoltato e forse capito abbastanza bene il testo, così trasportato da ritmica e melodia.

Nella solitudine dei pomeriggi post maturità dei primi Anni Ottanta, di fronte al fiorire dei primi videoclip e e delle TV private, sorridere un po’ snob alla vista del balletto del lupo. La ragazza più magra carina e la ragazza ciccia buffa, che però canta niente male. Per fortuna troppo distratti dal turbine del rock new wave inglese dove pulsa il nuovo.

Aula Magna dell’Università di Bologna. Il rettore consegna una delle prime lauree honoris causa al piccolo cantautore, molti anni prima che quelli milanesi di Stronzologia assegnassero lo stesso titolo ai Rossi vaschi e valentini. Già allora il giovane studente occhialuto pensa sia una bella cagata, ma non può fare a meno di sorridere per l’acutezza delle parole dell’uomo barbuto.

Altri dieci anni dopo, Via Massimo d’Azeglio, in visita di lavoro, non incontrarlo per sfortuna, ma ritrovarsi nelle sue stanze piene di opere d’arte contemporanea e comprendere di essere di fronte ad una grande intelligenza, debordante curiosità, umanità e voglia di vivere.
Alla Stazione Centrale di Roma partecipare alla presentazione del non troppo fortunato Henna.
Caruso mi impone di imbattermi nel suo nome quasi quotidianamente, tanto la canzone è famosa in tutto il mondo e domina la classifica degli incassi.

Stella di Mare, cantata da Mia Martini.

Oggi è partita la parata delle “preferite” ed è giusto così.
Dalle mie parti si guardano le classifiche di iTunes, e va bene così.
In Piazza Grande oggi si ricorda, è ok.

Non sono mai stato un fan di Lucio Dalla.
Ripasso sull’iPod le canzoni della sua playlist e mi rendo conto che ha segnato molti momenti della mia vita e che ieri a pranzo, tutti, anche i più accesi metallari, dicevano la stessa cosa.

15 giugno 2010

Il bello della Tafelmusik

Per Tafelmusik non intendo la Musica da Tavola come la si intendeva nel Seicento, ovvero quell'insieme di composizioni musicali create apposta per i banchetti.

Ma neppure un simpatico tavolo musicale multicolore per bambini.

Di musica, a tavola, ho la fortuna di parlare spesso con alcuni miei colleghi di lavoro.

Data la leggera differenza di età (50-45-40-35), abbiamo vissuto momenti della storia della musica recente diversi ed ho ognuno ha un periodo, un genere che lo ha segnato in modo più o meno profondo.


Chi il fulgore del rock Anni Sessanta/Settanta e il jazz, chi - come il sottoscritto - il Punk e la New Wave degli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, chi l'evoluzione del Metal dai Black Sabbath ai Metallica, chi infine il vasto ambito dell'Alternative Rock Anni Novanta.


In questi giorni ci stiamo scambiando la playlist ideale del "nostro" periodo.

Cliccando qui si può accedere alla mia.
Chi vuole esplorare quella seconda vita del rock che fu il periodo dal 1976 al 1982, non ha che da scegliere (in neretto i titoli per me sentimentalmente capitali).

10 gennaio 2010

La (mia) musica del 2009 (II)


Comincerei con dodici canzoni, tutte uscite più o meno quest'anno...

Yeah Yeah Yeahs
Hysteric - da It’s Blitz! (2009)
Sì, sono un fan di Karen O (vedi foto sopra), smodata cantante degli Yeah Yeah Yeahs.
Anche quando fa la musica di una marca di scarpe.
It's Blitz! è pe me il miglior album del 2009. Prodotto da Nick Launay (Public Image Ltd, Gang of Four, Jam) e David Andrew Sitek (TV on the Radio) ripercorre strutture strumentali che sono state una costante di quest’anno: grande utilizzo di sintetizzatori in stile Anni Ottanta declinati all’ennesima potenza e utilizzati in massiccia sovrapposizione.
Probabilmente il chitarrista Nick Zinner avrà anche fatto qualche sacrificio a rinunciare ai suoi soliti riff taglienti, che qui sono spesso filtrati da suoni ultra-sintetici, ma secondo me ne è valsa la pena.
Non rinunciano a inserire ballate come Hysteric in cui Karen O resce ad esprimere il meglio della sua voce anche più dolce del previsto (procuratevi la versione dell'album con le quattro versioni acustiche). E' il brano che preferisco. Ma anche il primo singolo Zero e l'ipnotica Shame and Fortune non sono da meno.

EditorsPapillon - da In This Light and On This Evening (2009)
Similmente agli Yeah Yeah Yeahs, anche se su un terreno di minore tensione, tra i gruppi alternative di questi anni gli Editors sono tra i pochi che hanno avuto il coraggio di dare una svolta stilistica significativa ai loro suoni, invadendo il loro rock “wave” di ingombranti ma potenti bordate di sintetizzatori e lasciando un po’ in disparte per una volte le chitarre (che a me erano sembrate un po’ invadenti nel loro fortunato album precedente). Tutto ciò fa scordare la forse eccessiva enfasi vocale, che pure è una delle loro cifre espressive.
Visti dal vivo con i miei figli un mese fa. Al concerto con loro, una delle cose più belle del 2009.

Florence + the MachineGirl with On Eye - da Lungs (2009)
Un rock blues con la bella e potente voce di Florence Welch e i suoi Machine. Ne sentirermo parlare, dato che sta virando dall'alternative al pop più raffinato.

Pearl JamJust Breath – da Backspacer (2009)
Backspacer è un disco che si fa apprezzare dopo ripetuti ascolti. In particolare mi piacciono i brani di metà album. Just Breath è la ballata che ascolti alla mattina per cominciare bene la giornata.
I don’t want to hurt. There’s so much in this world that makes me bleed (…) Just Breath" Semplicemente respira. Qui anche dal vivo.

U2
Breathe - da No Line On the Horizon (2009
Ho visto gli U2 dal vivo a San Siro. Mi sono divertito ma nulla di più (era di gran lunga più importante essere lì con mio figlio). Lo spettacolo di gigantismo aracnideo non mi ha del tutto convinto. In compenso ho imparato ad apprezzare l’album prodotto da Eno e Lanois dopo ogni ascolto. Sono le trame e gli strati sonori che avvolgono la maggior parte dei brani a fare la differenza. Non a caso Eno per la prima volta firma tutte le composizioni, dimostrando una determinante partecipazione creativa.
Breathe è il mio brano dell’album. Nascosto laggiù al penultimo posto del CD, tra le due ballate, ha una urgenza esplosiva e molte aperture melodiche, proprio come piace a me. Qui anche in versione smagliante al David Letterman Show dove Bono dimostra che la voce ce l'ha ancora, eccome.
E anche qui: “Respira”...

Il Teatro degli OrroriPadre nostro - da A sangue freddo (2009)
Non molti suonano così in Italia. La vocalità molto particolare di Pierpaolo Capovilla (unico paragone, con i dovuti distinguo, Carmelo Bene), il sound è un wall of sound spigoloso e senza compromessi. I testi, diretti e disurbanti. Sono il Teatro degli Orrori.
Padre nostro è il mio brano preferito (ha molto di De André sottopelle), ma la canzone che resta forse più impressa, grazie anche alla coproduzione con i Bloody Beetroots che rende il suono molto elettronico, è Direzioni diverse. Ma non ascoltatela se siete in crisi con la vostra bella: "Sarebbe stato bello invecchiare insieme. La vita ci spinge verso direzioni diverse (...) Quanto ti manca l’amore…”.

Fabri FibraSpeack English! Da Chi vuol essere Fabri Fibra…. (2009)
Fabri Fibra è un interprete controverso, capace di provocare ammirazione incondizionata o repulsione. Difficile trovare un over-30 che ne parli bene, tanto meno se è genitore (una volta la madre di una compagna di mio figlio mi ha detto: fammi incontrare Fabri Fibra che gliene dico io quattro). Proprio per questa sua capacità di spiazzare, di fare critica sociale ma anche di accettare il meccanismo del marketing in barba a certi pregiudizi pseudo progressisti, la capacità di sdoganare con "stile" l’”ignoranza” e il sessimo che ci pervade, per la capacità di sostenere a testa alta la propria spocchia (molto hip hop in questo), ma soprattutto per la sua creatività e maturità nel costruire i testi e abbinarli a basi musicali molto efficaci, trovo che Speack English! sia pezzo che oltre ad aver accompagnato la mia estate, sia brano degno di nota.

Kid Kudi – Make Her Say - da Man on the Moon… (2009) (nessun video decente disponibile in rete...)
Una specie di rivelazione questo album hip pop di Kid Kudi. Abbandonato (finalmente) il gangsta rap ecco questo giovane intellettuale afroamericano che - pur è inserito in pieno nel movimento hip hop (è un protetto di Kanye West) - recupera suoni molto più europei e propone un disco vario e piacevole, pieno di influenze variegate, con arrangiamenti minimali ma anche con ampio uso di archi ed elettronica e ritornelli melodici. E’ dal tempo dei De la Soul che non mi divertivo così con un disco soul. Il brano in questione è divertente nell’uso della voce campionata niente meno che quella burlona di... Lady Gaga ed è strano che non abbia avuto più fortuna commerciale.

Wolfmother 10.000 Feet - da Cosmic Egg (2009)
Pochi come i Wolfmother riescono a sintetizzare in modo così iperbolico la storia del rock'n'roll. Led Zeppelin, Iron Maden, Deep Purple, la velocità del punk, ma anche Queens of the Stone Age (si ascolti Phoenix). La differenza è che oggi se un ottimo produttore come Alan Moulder (Nine Inch Nails, Placebo, Smashing Pumpkins e così via) mescola la distorsione chitarristica con qualche campione elettronico, l'effetto stacca da terra la seggiola su cui sei seduto.
Sound più che brillante, chitarre roventi, produzione perfetta. Non per palati fini, ma da ascoltare a volume massimo in cuffia con staffilate di chitarre da sordità permanente.

Oasis Falling Down - da Dig Out Your Soul (2008)
Inizia come una ballata alla Oasis con stacchi melodici e ritmici degni del meglio dei due Gallagher, poi sfiora la distorsione. Eppure è una perfetta canzone pop. Ma ciò che preferisco è il video, magistrale nella sua decadenza e visione sprezzante del mondo dell'aristocrazia reale britannica (con un cameo chissà come autorizzato di Prince Charles...) e con l'occhio cinico dei due fratelli, che neppure si degnano di salutare la Principessa Triste.
Musicalmente ciò che colpisce di più è la qualità di amalgama dei suoni, gli strati di sonorità che sovrappongono.

La RouxIn for the Kill - da Laroux (2009).
Pop puro e semplice, stupidino e spocchiosetto. I Laroux sono un duo femminile con una frontman che sembra un maschiaccio frangettone bimbominchia faccia da schiaffi. Un tuffo negli Anni ’80 del techno pop (Soft Cell, primi Depeche Mode) con ganci melodici irresistibili e synth "zanzaroni" a go-go. I video sono un misto kitsch di colori sgargianti, vestiti improbabili, ambienti Blade Runner e architetture sghembe.
Niente male anche l’altro singolo Bulletproof, con un video mezzo dadaista e mezzo Tron.

Kerli Walking on air - da Love is Dead (2008).
Sempre nel filone pop da classifica, la canzone di Kerli contiene un simpatico germe di inquietudine sonora electro pop.
Anche lei un bel po' Mary Poppins bimbaminchia da sculacciare, ma i sintetizzatori e il ritornello mi piacciono un sacco.

Continua...


09 gennaio 2010

La (mie) canzoni del 2009 (I)

Le liste sono importanti, ci insegna Umberto Eco nel suo ultimo libro (Vertigine della lista, Bompiani, 2009).
Le playlist di musica anche di più, vi suggerisce Arimondi...

Nel 2009 ho ascoltato tanta musica quanta mai mi era capitato negli ultimi anni. Una felice contingenza lavorativa fa sì che sia agevole procurarmi musica, sia del presente, sia del passato. Da parte mia, ci metto impegno e piacere nell’ascoltarne il più possibile, di tutti i generi, armato di ipod e di voto/playlist da 1 a 5… Ogni tratto di metropolitana va bene...

La chiusura del primo decennio del secolo si avvicina e con essa la tentazione di trarre qualche conclusione su questi primi anni dieci. Con un po’ di sgomento viene da dire che non mi pare di cogliere pietre miliari. Poi mi convinco ad aspettare ancora un anno a trarre conclusioni radicali.
Tuttavia, pur astendenomi da fare nomi e cognomi, è indubbio che la lista dei capolavori non appare lunga, per ora.

Questo può voler dire semplicemente che sono vecchio, ormai poco aggiornato o incapace di adattarmi ad altri generi magari più creativi (hip-hop, world music?) o che le mie orecchie sono stanche di feedback. Ma potrebbe voler dire anche che il macro-genere “rock” mostra un po’ la corda in quanto ad inventiva, come si è anche a volte paventato con coloro di cui ho la fortuna di parlare di queste cose, in rete e fuori.

D’altra parte è indubbio che il rock è da tempo diventato un linguaggio mainstream capace di catalizzare enormi consensi.

L’urlo Long live rock degli Who si è fatto realtà e il “rock” (il virgolettato non è casuale) si è ormai assicurato un florido futuro commerciale, potendo contare sul cuore e sulle finanze di migliaia di signore e signori di mezza età che adorano andare allo stadio con gli accendini accesi per ricordare i bei tempi che furono e farsi magari qualche canna di nascosto dai figli.
Vasco Rossi, Bob Dylan, Springsteen, U2, REM, Radiohead. Tutto va bene, per celebrare il rito delle ribellione che fu. Presto i Muse o qualcun’altro, per generazioni più giovani di cinque, dieci anni.
Siamo in una fase della storia del rock che potremmo definire “classicista”.
Il panorama alternative, con il suo pubblico affezionato, più attento ed esigente di quello mainstream, produce ottime cose, ma comunque spesso rivolte a forme e sonorità del passato.

Quello che posso dire è che il suono è sempre più smagliante. La qualità della “produzione” è cresciuta più della qualità creativa. Album come i nuovi Oasis, U2, Wolfmother, Muse permettono di vivere esperienze fisiche, non solo sonore ed emotive. Come se in una fase in cui in linguaggio musicale è stanco, stia ai produttori il compito di inventare - grazie alla tecnologia - soluzioni capaci di supplire alla carenza creativa.

Detto questo, l'elenco dei brani per me più importanti e piacevoli del 2009 è composta anche da molte canzoni che ho scoperto o riscoperto dal passato. Come sempre, la scelta non è solo qualitativa ma anche legata ai momenti della vita, per fortuna. Per questo, quest’anno la scelta è sostanziosa.

A domani, dunque, per la lista.

13 marzo 2009

Grr


L'aggressività intorno a me.
La respiro, si taglia a fette.
Mi ci sto abituando? Mi sto adattando ad essa?
Orrore.

Allora leggo le Tragedie Greche. Ascolto American Graffiti. Ascolto le Arie Antiche da camera dell'Ottocento cantate da Cecilia Bartoli. Piano e voce.

Leggere, fresche come l'ossigeno, come il bisogno di correre verso la radice dei concetti umani, alla purezza felice di un rock'n'roll spensierato, alla fonte della voce umana, voce di donna.

Oggi creata nuova playlist. Lieder.
All'interno, le Arie Antiche di cui sopra, il Winterreise di Schubert, le Chansons de Bilitis di Debussy.

24 gennaio 2009

22 settembre 2008

Culturivori

Torno a viaggiare regolarmente con la metro milanese.
Sperimentiamo un po' di podcast. Non si può vivere solo di morningplaylist.

Tra tutti i podcast a portata di mano provo questo di Salvatore Natoli sulla filosofia. Non lo conosco. Anche se ho sentito parlare di neopaganesimo, mi sembra il meno peggio tra un Grillo o un Travaglio (non sopporto chi urla alla mattina), un RadioDj, un Fiorello (non sopporto e basta).

Filosofia in pillole di otto minuti... fa abbasanza ridere no?

Però il filosofo già nei primi otto minuti mi dà una chiave di lettura: come si spiega questa dilagante fame di convegni sulla poesia, sulla letteratura, sulla filosofia che animano le nostre città in questi anni?
Si spiega perché viviamo in un mondo dove il consumo domina tutto.
E il consumo non ha un senso.
Per questo le persone dotate di una qualche curiosità cercano questo senso, e alcune lo cercano nella cultura, laddove la religione da tempo non lo fornisce più.

Con ciò diventano a loro volta consumatori. Consumatori di cultura. Un consumo caratterizzato da una ricerca di senso.

Esco della metro, un po' perplesso, con le mia cuffie in testa, mi sento consumatore di cultura. Senza molto più senso di prima però.
Ritenterò.

04 febbraio 2008

Le canzoni del 2007

Anche se è il 4 Febbraio la playlist del 2007 ci sta ancora, giusto?


A parte le prime posizioni, il resto è in ordine sparso, con link video per i meno pigri. Spesso il rimando è a un post del 2007.

Little Water Song – Ute Lemper (da Punishing Kiss, 2004)
Inserita ad arte nel film Romance & Cigarettes di John Turturro. Metafora acquatica dell’abbandono. Del resto si sa come va: annaspare in apnea fino alla lenta morte per soffocamento.
Ute Lemper interpreta e giganteggia, archi da brividi. Le altre frequentazioni Kate Winslet sott'acqua, testo e musica di Nick Cave & The Bad Seeds…. Qui, per i raffinati, anche il video della Lemper.

Hurt – Johnny Cash (da The Man Comes Around - 2002)
Ogni volta, bisogna prendere il fiato prima di ascoltare questa canzone. Forse la più lucida ed esplicita canzone sulla malattia mai scritta?
What have I become, my sweetest friend. Everyone I know goes away in the air..And you could have it all, my empire of dirt. I will let you down, I will make you hurt”.
Il video, un pò retorico e mmericano, per me non rende giustizia alla profondità del brano. Meravigliosi voce e piano inconsapevolmente (?) distorti in chiusura.

Hurt – Nine Inch Nails (da The Downward Spiral – 1995)
Ho scoperto la versione di Cash prima di conoscere l’originale, musicalmente devastante, di Trent Reznor. Non solo dolore, ma terrore puro. In sottofondo, fruscìo industriale alla Eraserhead. Volume alto please.

Desecration Smile – Red Hot Chili Pepper (da Stadium Arcadium – 2006)
Anche se il testo non c’entra, mi fa pensare all'amicizia disinteressata tra uomini. Leggi e ascolta qui, my friend.

Novocaine for the Soul – Eels (da Beautiful freak – 1997)
La lieta melodia nasconde un germe malato e il sound sporco ci fa capire che sotto cova qualcosa. “Life is good and I feel great ‘cause my mother said I was a great mistake.”
Clicca qui.

Bottle Up and Explode! – Elliott Smith (da Xo – 1999)
Ho stima assoluta di Elliott Smith e prima o poi avrà almeno un post tutto suo. Un artigiano compositore/strumentista/arrangiatore/produttore onebandman tuttofare malato di Beatles e dallo sguardo disincantato sull’America e sul mondo. Quasi tutta la discografia suona nell'autoradio, ad educazione sentimentale (?) dei pargoli.
Non c'è un live sul tu-tubo che gli faccia onore, per cui beccatevi 'sto tributo.

3 Times and You Lose – Travis (da The Boy With No Name – 2007)
Lo so. Sono da anni uguali a loro stessi e spesso anche un po’ naif. Però mi piacciono perché sono quei gruppi che ingranano la terza e vanno avanti per anni con caparbietà e qualità. Forma canzone al quadrato, un bel ritornello e via. Infine, sorridono senza essere idioti, cosa che non accade poi troppo spesso nel pop. The light side of Alternative.

Song to say Goodbye – Placebo (Meds, 2006)
Paure inconscie di un padre sui quaranta. Leggi qui e buona gimcana nella vita.

Liar – Rollins Band (da Weight, 1994)
Un simpaticone.
Clicca qui, you sucker!

Bruci la città – Irene Grandi (2007)
Bel testo per una hit, alla faccia degli snob. Eccola.

Children of the revolution – Marc Bolan & T.Rex
Eterna gloria a Billy Elliott per aver introdotto i pargoli ai T.Rex.

Rehab – Amy Winehouse (da Back to Black, 2007)
You Know I’m not good – Amy Winehouse (da Back to Black, 2007)
Back to Black – Amy Winehouse (da Back to Black, 2007)

Di sicuro per me il più bel disco “pop” (nel senso buono del ternine) dell’anno, Almeno quattro singoli diversi uno dall’altro, splendido sound, voce notevole e personaggio mica da poco, oltre che quanto mai avvenente.

Stop me if you think I’ve heard this one before – The Smiths (da Strangeways, here we are – 1987)
Una delle più belle canzoni degli Smiths.
Una all'anno toglie ogni affanno.
Coverata in modo controverso da Mark Ronson (ma a me, non dispiace dopotutto)
“Nothing changed, I still love you I still love you, only, only slightly less than I used to do, my love.”

Ether – Gang of Four (da Entertainment!, 1979)
Comunisti duri e puri. Odiavano la pop song. Discreti e rigorosi. Mai avuto alcun atteggiamento da pop star. Meritano di essere amati se non altro perché senza di loro quasi tutta la nuova ondata secco-chitarrosa di rock inglese, dai Franz Ferdinand ai Bloc Party passando per Kaiser Chiefs, solo per citare i primi, non esisterebbe. Erano sciabolate di chitarra elettrica semidistorta. Quando immaginavo che la New Wave avrebbe cambiato il rock e magari il mondo, pensavo ai Gang of Four.
Ether si trova solo in versione recente (mumble), per cui ecco una To Hell with Poverty d'annata. Andy Gill rules ok.

Cities – Talking Heads (da Fear of Music, 1979)
Se More Songs About Building and Food (post qui) è il disco a me più congeniale dei Talking Heads, questa canzone tratta da Fear of Music è la loro pop song che preferisco. Fresca e travolgente.

When Anger Shows – The Editors (da An End has a Start – 2007)
Inizalmente non mi hanno convinto del tutto (chitarre un pò ingombranti, voce enfatica), ma suonano determinati e sono l‘unico quasi new act (a parte la Winehouse e i Young Knives) che mi ha emozionato quest'anno. Dovebbero migliorare l'intonazione perché non c'è un live decente su You Tube...

15 Step – Radiohead (da In Rainbows – 2007)
In attesa dell’Arena... Sperando che non finiscano per essere un pò freddini.
Volendo qui c'è tutto il loro concerto natalizio in studio Scotch Mist, compreso 15 Step.

Something in my eye – Turin Brakes (da Dark on Fire – 2007)
Dark on Fire – Turin Brakes (da Dark on Fire – 2007)

Vale il discorso dei Travis. W le chitarre, viva strofa-ritornello-strofa-ritornello-ponte-strofa-ritornello-coda! Eppure rispetto alla spensieratezza dei Travis, le loro melodie cristalline e le chitarre limpide covano un'oscurità profonda, un malessare inquieto. Con una grazia infinita. Guardare i video per credere: guardatelo 1 e guardatelo 2. Tra i gruppi più sottovalutati in giro.

Down Boy – Yeah Yeah Yeahs (Is Is EP, 2007)
E’ inutile, mi piace. Karen O è sboccata, svaccata, smodata, volgare, mentre Zinner e Chase costruiscono muri di suono duro e perfettamente ottuso. Quel tipo di gruppo che diresti che non dura neppure un singolo, eppure ne hanno già prodotti un bel pò. Se resistono all'alcol, qui.

If Only – KT Tunstall (da Drastic Fantastic – 2007).
Secondo miglior CD pop dell’anno. Ecco la brava ragazza in versione acustica.

The Decision - The Young Knives – (da Voices of Animals and Men – 2006)
Ero a Londra mentre erano in corso i Mercury Prize. Visti in Tv, geniali goliardi buffoni paciocconi nerd che si prendono maledettamente sul serio. Il ritornello sembra “Sei forte papà” di Gianni Morandi… con un gran tiro. I was a difficult child, I was a difficult child...

Manimal – Germs (G.I., 1979)
Ma non ci si illuda. Sulla metro dopo una giornata di lavoro. Single song repeat.

10 gennaio 2008

Vuoto














Misurare il vuoto dentro di sé, nel groviglio fuori.
Nella mancanza.
Nel "venire da un altro pianeta".

Nelle orecchie, playlist Rude&Nasty in shuffle.

- Communist Eyes, Germs
- Long Snake Moan, PJ Harvey
- Date with a Night, Yeah Yeah Yeahs
- Downer, Nirvana
- Mr. Knowitall, Primus
- White Riot, The Clash
- Change, Killing Joke
- Ether, Gang of Four

17 dicembre 2007

The devil is in the details

Credo ognuno di noi abbia un proprio modo di osservare la realtà.

Io mi ritrovo sempre rapito e distratto dai dettagli.

In un museo, prima di immergermi nell’osservazione delle opere d’arte, non posso esimermi dal guardare l’atteggiamento del guardiano della sala. Ha lo sguardo spento, tipico di chi fa da troppi anni quel lavoro? Ha elaborato una tale usura al lavoro che un Rubens è per lui uguale a un'orrida foto di Lachapelle? Oppure nelle ore tarde di solitudine si ferma rapito davanti alla bellezza di quel Caravaggio? E la ragazza che mi ha venduto i biglietti, con quel golfino color topo, questa sera tornerà a casa stanca e usurata dalla sua famiglia stanca e usurata o il suo sguardo nonostante tutto vivo nasconde qualcosa di tangenziale?

Ieri, è passata in auto una signora ciccia che ha affrontato una curva tenendo saldamente in mano un chupa chups.

Lo sguardo delle persone in metropolitana mi dice se il mio umore è buono o meno.
Una mattina - nonostante la Playlist Light sull'iPod - lo sguardo delle persone mi appare spento e doloroso. Allora in un paio di fermate riesco a caricarmi dell’intero dolore dell’umanità. Vedo persone che piangono, dentro o fuori. La rabbia, la fatica, l’ignoranza, la miseria, la malattia, l’odore.

Altre volte mi sembra di essere su una carrozza felice. Il libro della signora appare chiaramente avvincente ai suoi occhi, la ragazza di fronte deve avere il pensiero fisso al proprio amore tanto le brillano gli occhi e quel signore in fondo che parla con un altro uomo sembra aver ritrovato l’amico di tanti anni fa.

Mi spaventa ovviamente pensare che in realtà le persone in metropolitana sono sempre uguali, sono io che cambio ogni volta...

La leva dell’Allarme è lievemente abbassata, il sigillo spezzato. Chissà se qualcuno ha mai provato a tirarla per scherzo.
E le scritte a pennarello o incise sulle porte. Il messaggio afasico di qualche sfaccendato, di qualche pazzo, di qualche adolescente con gli ormoni in esplosione.
Lo sguardo di quello stilista che sul cartellone fa la pubblicità ad una scuola di lingua inglese. Non poteva farsi la barba prima di farsi fotografare? Ha sempre quella faccia così anche nella vita normale?

L’uomo dallo sguardo aggressivo che gestisce l’albergo ad ore a pochi passi dalla fermata della metro. Mi risulta sempre simpatico nel suo sentirsi padrone di quei dieci metri di marciapiedi che tiene puliti come uno specchio.
Le persone in attesa nella lavanderia automatica. Chissà se anche lì nascono amori come nei film americani?
E il negozio che vende gli spray per writers. Ogni giorno mi viene voglia di entrare per vedere l’effetto che fa sentirsi vecchi in un negozio. Non ho negozi di tatuaggi nei paraggi, sennò sarebbe lo stesso.

E quei padri davanti alla scuola elementare. Con che baldanza e apparente allegria parlano del Milan, dell’Inter e della prossima partita di calcetto a cinque. Come faranno? Il futuro professionale di una persona si misura non tanto dalla sua capacità, ma dalla prontezza e vivacità con cui sa sostenere una conversazione sulle coppe europee e su Fabio Capello allenatore della nazionale inglese...

Per fortuna c’è N. che mi accompagna a sentire in anteprima il nuovo singolo dei B. e ci perdiamo nel dettaglio delle chitarre e delle colte citazioni rock. Dettagli.

Non smetto di stupirmi dei dettagli.

Mai quelli importanti.
Quelli importanti, come le parole dette, tendo a dimenticarli subito.

Una crepa su un muro può essere il prologo o la sintesi della mia giornata.
Similmente al Gattopardo, che nel vedere il quadro della resa di Napoleone, già intuisce in un attimo la propria sconfitta nel confronto con il villico furbo, ignorante e senza storia e pudore che mariterà con successo propria figlia.

Amo i dettagli. Riempiono la giornata delle cose che mi mancano.

25 ottobre 2007

Alternative matusa?

Lastfm è un simpatico sito di social-networking musicale.

Un piccolo programma installato sul mio pc memorizza la musica che ascolto con iTunes o con l'Ipod e mi propone una programmazione radiofonica costruita su questi ascolti, quindi sui miei gusti musicali.
E' un riuscito esempio di programma "parassita", che utilizza la diffusione di un programma come iTunes per aumentare la propria diffusione.

Contemporaneamente è in grado di fonirmi notizie sull'artista ascoltato, con video, ascolti, discografia, l'opportunità di comprare questa musica e indicazioni su artisti simili.

Per non parlare del fatto (inquietante) che detiene (con il mio permesso implicito) nei propri archivi il mio profilo sonoro, l'impronta digitale del mio gusto musicale.

E che fornisce una serie di simpatici accessori per questo blog (vedi e ascolta qui in basso a destra).

Infine, mi indica, tra le migliaia di utenti di Lastfm, coloro che hanno i miei stessi gusti. Per esempio, la simpatica Ingawahr (aus Deutschland) ha compatibiltà musicale Super con il sottoscritto...

La cosa che più mi incuriosice è che tutti coloro che ascoltano musica che ascolto io hanno almeno dieci-quindici anni meno di me (dai 18 ai 30).
Non sono sicuro sia una cosa positiva: segno di una mente giovane (giovanilistica?) o solo di un inarrestabile peter-panismo cronico?
La cosa obiettivamente patetica è il fatto che io ci abbia subito fatto caso...
Sono dunque un alternative matusa?
:-)

03 ottobre 2007

La vita è una playlist

Ce l'ho fatta.

Da oggi, ecco l'elenco dei miei ascolti più recenti, aggiornato in tempo reale.








In pratica, una piccola applicazione di Last.fm legge in tempo reale l'elenco dei brani ascoltati sul mio iTunes o sull'iPod e lo trasferisce nel riquadro.
Molti brani sono ascoltabili cliccando sulle piccole frecce.

Peccato che per ora il riquadro mostri solo i cinque brani più recenti.

Questo stesso riquadro si troverà permanentemente nella parte in basso a destra di questa pagina.

Nel riquadro rosso sempre in basso a destra c'è invece una playlist di brani scelti dal sottoscritto. Questi possono essere ascoltati in modo casuale e fare quindi da colonna sonora per il lettore.

Un pippa tecnologica, lo so, ma era da un pò che ci provavo.

09 luglio 2007

Lettera A















Avevo preparato un gustoso post sugli Abba, i quali da qualche giorno capeggiano con qualche sorpresa l'ordine alfabetico della mia Playlist per Artista sull'iPod.

Poi mi sono accorto che, dato il momento, non era il caso.

Sarà per un'altra volta, forse.

19 marzo 2007

Mela gassata

Coca Cola e Apple realizzano in questi giorni una imponente campagna commerciale.

Per ogni bottiglietta in PET di Coca Cola da 50cl (costo 0.84€), ti viene regalato un brano musicale scaricabile da iTunes (costo ordinario 0.99€).

Per un amante della musica, minimamente attrezzato dal punto di vista tecnologico, sembra la moltiplicazione dei pani e dei pesci: pago una Coca Cola 0.84€ e ho in più in regalo musica per un valore di 0.99€!

Invece di comprare files mi imbottisco la casa di bevande gassate e, con dieci bottigliette (8.4€), oltre alla dispensa piena ho quasi l’intero nuovo album dei Kaiser Chief gratis!

Mumble. Qualche pensierino.

Quello dell'uomo di marketing.
Due colossi commerciali si promuovono a vicenda (sinergia è la parola magica). Alla Coca Cola fa comodo la musica legata all’icona dell’Ipod (quanto di più trendy in questi mesi); alla Apple e ad iTunes fa più che comodo essere trainati dalla forza di penetrazione della bevanda gassata analcolica più famosa del mondo. Coca Cola venderà di più (oggi lo scaffale dei PET al supermercato era vuoto) mentre iTunes riceverà milioni di visite. Tra questi milioni, qualche migliaio comprerà presto l’iPod. Un affarone.

D’altra parte, il pensiero del musicista.
Pensiamo ad un artista di Gatteo a Mare, il cui brano presente su iTunes è stato scaricato il 12 marzo da un bevitore di Coca Cola di Bordighera.
Quanto tornerà delle tasce dell’autore, dell’interpete, del produttore che hanno realizzato quella canzone? E quando?
Ovvero, mi interesserebbe conoscere le condizioni economiche dell’accordo tra Coca Cola e Apple. La Coca Cola ha certamente un costo di materie prime e di mano d’opera, la bottiglia in sé ha un costo, la Coca Cola realizza certamente un utile per le cose che produce. Ma allora, quanto vale il mio pezzo di musica se lo regalano come se fosse un gadget? Mi piacerebbe sapere di quel -0.15€ che alla fine sembra valere la mia musica, visto che di solito la pagano 0.99€ e ora vale meno di zero.
La domanda ha un senso non solo morale, ma anche economico perché sicuramente va ad incidere sulle royalties che spettano a chi ha composto, eseguito e prodotto quella canzone, il musicista di Gatteo a Mare e i suoi collaboratori.
Coca Coca e Apple attuano mega-sinergie su scala mondiale. Ma quanti decimi di Eurocent finiscono nelle tasche di quei molti piccoli musicisti che hanno "fatto" la musica e in definitiva permesso l’affare? Forse e sperabilmente le royalties vengono pagate comunque al lordo di questi omaggi, ma vorrei saperlo, averne conferma.

Infine, il pensiero del consumatore di Bordighera.
Quando ero adolescente spesso uscivo con lo scopo preciso (elaborato fin dal mattino) di andare a comprare un disco. Tornato casa, aprivo il frigo veloce come una saetta e se mi capitava tra le mani un Chinotto, una Lemonsoda o una Cola, questi erano piacevoli ma superflui accessori al sublime godimento dell’ascolto dell’album tanto desiderato. In verità se nel frigo ci fosse stata varichina, probabilmente sarebbe stata gradita anche quella.
Oggi , esco, vado al supermercato. Mi compro il solito package da sei bottiglie PET ricicabile con il quale mi riempirò la pancia di gas per tutta la settimana. Durante una serata, tra un sms, un film sul digitale terrestre, una email, una chattata con gli amici su MSM, venti minuti su Second Life a curare il mio avatar, due righe sul mio blog e l’acquisto di un auricolare bluetooth usato su eBay, forse trovo anche il tempo di scaricarmi distrattamente da iTunes un paio di canzoncine gratuite da inflare dentro al mio iPod da 60Giga. Una delle due – di un tale di Gatteo a Mare che ho sentito per radio - finirà forse ascoltata durante uno shuffle, nel 2013.

Tre punti di vista. Tutti degni di approfondimento.

Comunque stasera me la sono goduta. Mi sento un po’ gonfio, ma con otto bottigliette ho scaricato l’intero primo album dei Suicide. E domani, altre otto e mi scarico “Christ – The Bootleg” dei Crass! (Per inciso, entrambi reperibili su iTunes).

P.S.
Non sono sponsorizzato né da Coca Cola, né da Apple e, se non si è capito, non uso il peer-to- peer per scaricare la mia musica.

18 gennaio 2007

Gli album del 2006



Fino a fine Gennaio c'è tempo per parlare di classifiche del 2006, penso.


Ecco gli album del mio anno passato, rigorosamente non in ordine di preferenza.


Charlotte Gainsbourg - 5:55
Tom Petty – Highway Companion
Vari – Rogue’s Gallery
Morrissey – Live at Earls’ Court (2005)
Ivano Fossati – L’Arcangelo
Keane - Under the Iron Sea
The Strokes – Firsts Impressions of Earth
Fiona Apple – When the Pawn… (2001)
Divine Comedy – Victory for the Comic Muse
Baustelle – La malavita (2005)
Gnarls Barkley – St. Elsewhere
Portishead – Portishead (1997)
Cat Power - The Greatest


Riascolti intensivi:

Low – David Bowie (1977)
Dexy’s Midnight Runner – Searching for the Young Soul Rebels (1980)
Flying Burrito Brothers – The Gilded Palace of Sin (1969)
Lou Reed – Transformer (1972)
The Band – The Last Waltz (1978)



07 gennaio 2007

Le canzoni del 2006

In puro stile Alta Fedeltà di Nick Hornby, ecco la mia classifica delle canzoni 2006, o meglio le più importanti canzoni del mio 2006.

28 canzoni succose e piene di drive. Orgogliosamente non per tutti i gusti, ma meno che mai esoteriche.

Non i “migliori” brani del 2006, bensì quelli che sono stati più importanti per me nel corso dell’anno. Una lista “affettiva” che riflette i miei gusti musicali naturalmente, ma più di tutto è capace di ravvivare e raccontare un pezzo di vita, di memoria, di sentimento, che è poi la magia di ogni buona canzone.
Una serie di motivazioni musicali (come sempre, per quanto mi riguarda) ma molte altre motivazioni personali.

Varie canzoni sono datate 2006, altre sono precedenti, dato che in un anno non si smette di scoprire, di riscoprire e di riassaporare.

Da sempre mi piace verbalizzare ciò che ascolto, e quindi un breve commento accompagna ogni brano.
Le canzoni non sono in ordine di preferenza e chi usa iTunes può eventualmente preascoltare e, volendo, acquistare quasi tutti i brani della lista cliccando qui.


Behind Blue Eyes – The Who (da Who’s Next, 1971)

Come mi sento oggi.

There’s a Light The Never Goes Out – Morrissey (da Live at Earl’s Court, 2005)

And if a double-decker bus crrrrrashes into us, to die by your side is such a heavenly way to die.

"La" canzone d’amore per definizione, che ispira il .jpg di questo post.

Daysleeper - R.E.M (da Up, 1998)

Per tutti coloro che lavorano di notte.

Fluorescent flat caffeine lights
its furious balancing.

(courtesy Franco che me l'ha fatta riscoprire).

Flirting with time – Tom Petty (da Highway Companion, 2006)

Con questa canzone amo guidare veloce, cantando (o urlando, dipende) a squarciagola.

Wrapped up in Books – Belle and Sebastian (da Dear Catastrophe Waitress, 2003)

La più allegra nel mio iPod, da molto tempo.

Burn it down (Dance Stance) – Dexy’s Midnight Runner (da Searching for the Young Soul Rebels, 1980)

O era questa la più allegra, da molto più tempo?

The Operation – Charlotte Gainsbourg (da 5:55, 2006)

La più sensuale dell’anno.

I want to explore you
i'm gonna get under your skin
so you can feel me running through your veins

i want to examine
every inch of your frame
the pressure points that cause your joy and pain.

Ring of Fire – Johnny Cash (single, 1963)

Anche se non credo Cash la intendesse così, per me rappresenta il lato ironico dell’amore.

I Almost Had a Weakness – Elvis Costello con il Quartetto Brodsky (da The Juliet Letters, 1993)

Uno sbarazzino Quartetto Brodsky che interpreta la musica di un caustico Elvis Costello Thank you for the flowers, I threw them on the fire.

Sewn – The Feeling (da Twelve Stops and Home, 2006)

Quest’estate. Perché il pop non manchi mai.

Juicebox – The Strokes (da First Impressions of Earth, 2006)

Adoro la batteria di questo pezzo. Sciatta e strafottente. Con i piatti che sembrano in perenne rincorsa del rullante.

Heart in a Cage – The Strokes (da First Impressions of Earth, 2006)

Well I don't feel better
When I'm fucking around
And I don't write better
When I'm stuck in the ground

Molti hanno parlato male di questo disco. Questi due brani per me sono fortissimi e giustificano da soli l’album.

Hey, Hey, My My (Into the Black) – Neil Young & Crazy Horse – (da Rust Never Sleeps, 1979)

Better to burn out than to fade away.

Havana affair - The Ramones (da Ramones, 1976)

Better to burn out, rust never sleeps. Loro l'hanno messo in pratica senza tanti clamori.
La mia allegra e beneaugurante riscoperta di Natale.

Leaving so soon? – Keane (da Under the Iron Sea, 2006)

E’ inutile. Amo le canzoni romantiche e strappacore.

Crystal Ball – Keane (da Under the Iron Sea, 2006)

E amo le canzoni romantiche strappacore ancora di più quando il testo è triste sopra ad una musica allegra.

I Have Forgiven Jesus – Morrissey (da Live at Earl’s Court, 2005)

Jesus… do you hate me?

Get Gone – Fiona Apple (da When the Pawn…, 2001)

Ciò che non vorresti mai sentirti dire da chi ami.

Love Ridden – Fiona Apple (da When the Pawn…, 2001)

Ciò che non vorresti mai sentirti dire da chi ami 2.

Pictures of Me – Elliott Smith (da Either/Or, 1997)

So sick and tired of all these pictures of me
completely wrong
totally wrong

Road to Nowhere – Turin Brakes (da Jackinabox, 2005)

Possibile che nessuno si sia accorto di questa canzone? Mi riesce faticoso e doloroso consigliarne l’ascolto. Fatelo solo se siete saldi.

A Lady of a Certain Age – Divine Comedy (da Victory for the Comic Muse, 2006)

Un ritratto magnifico della solitudine, come solo Neil Hannon sa fare.

Il pop inglese più snob, ma lui se lo può permettere.

All Mine – Portishead (da Portishead, 1997)

Conoscevo bene l’album Dummy ma non l’album Portishead e il DVD live. Glaciale e meravigliosa cantante, Beth Gibbons.

A vita bassa – Baustelle (da La Malavita, 2005)

Testi magistrali su musica retrò abilmente decadente.

L’unico nuovo vero gruppo pop italiano.

E l’antidoto che ho al futuro anonimo è la scritta Calvin Klein, è la scritta D&G tatuata sugli slip, sulla vita dei jeans che quest’anno va bassa, va bassa.

Il Nuovo mondo – Neffa (da Alla Fine della Notte, 2006)

Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall'onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora.

L’amore fa – Ivano Fossati (da L’Arcangelo, 2006)

Fossati riesce a rendere poetiche cose che appaiono risapute.

Hips don’t lie (featuring Wyclef Jean) - Shakira (single, 2006)

Diciamo.. crossover.

Perfect Day – Lou Reed (da Transformer, 1972)

Non mi stanco e non mi stancherò mai di ascoltarla. Mi dà l’illusione che sia sempre una buona giornata pur ricordandomi ancora che you’re going to reap just what you sow, raccoglierai ciò che hai seminato.



27 novembre 2006

Corsia preferenziale e sentimentale

Ci sono canzoni che ti capitano tra capo e collo, anzi direttamente sul timpano, mentre pratichi lo shuffle tornando a casa, tra Afterhours e Attacchi Frontali

(Strano, solo musica italiana nel mix casuale di stasera)

Canzoni che non sapevi esistessero, nascoste dentro al CD regalato da una persona cara e che per uno strano incrociarsi di priorità e di mancanza di tempo non avevi mai ascoltato.

Una di queste canzoni è Gildo di Giorgio Gaber, scoperta stasera all'uscita della metro.

Canzoni che ti piombano in una realtà che avevi rimosso ma che non hai dimenticato, canzoni che ti fanno rivedere volti lontani, che hanno nomi ma non cognomi. Remo.

Volti legati a qualcosa di molto fisico e la cui memoria fa male, ma fa anche sorridere. Perché adesso che ne sei fuori, sai che grazie a loro forse hai imparato anche a “saltare il piano”.

31 ottobre 2006

Most played... on the Web

Sempre in argomento Playlist, visto che qualcuno me l'ha chiesto, queste le canzoni più ascoltate degli ultimi mesi.

Dalla lista si evince una sorprendente e quasi inarrestabile deriva verso la West Coast, altro che Belle and Sebastian...


Ma la playlist è occasione anche per provare a pubblicare un documento in rete accessibile a tutti, attraverso Google Docs & Spreadsheets e per valutare i pro e i contro dei primi vagiti di Web 2.0.

In sintesi.
Pro
Con Google Docs & Spreadsheets i miei testi e i fogli elettronici risiedono su un server da qualche parte del mondo e non più sul mio hard-disk; di conseguenza se il fido disco rigido va in crash non devo preoccuparmi. Posso pubblicare testi come la playlist qui sopra rendendoli accessibili a chiunque con un click, o ancora posso scrivere testi a più mani, facendo collaborare nello stesso momento più persone residenti in luoghi diversi. C'è chi conserva addirittura i propri file musicali in qualche remoto sito Web...
Contro
Se viceversa, come accade ahimé molto più spesso, è la Telecom che ti lascia a piedi (per quanto mi riguarda, black-out da Internet per tre giorni interi la settimana scorsa), con Web 2.0 sei semplicemente fottuto.