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09 febbraio 2010

Realcore a Roma, 19-20 Febbraio

Per chi è a Roma, un rara occasione per andare a vedere Realcore, lo spettacolo sulla rivoluzione del porno digitale ideato dalla mente lucida e indipendente di Sergio Messina, also known as Radio Gladio.
Alla Sala Pintor, ore 21.

02 gennaio 2008

RCA (II)



- segue dal post precedente.

Dicevo, la RCA Italiana

La partita di pallone, i Watussi, Il mondo, la bambola, Che sarà. Basta citare queste cinque canzoni – a loro modo capolavori di melodia, ritmica, testo, arrangiamenti orchestrali e sound - per definire lo spirito di un’epoca.
Eppure non tutti sanno che dietro a molte di queste canzoni stanno gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra di Ennio Morricone e Luis Bacalov, i testi di Franco Migliacci, la direzione artistica di Vincenzo Micocci, la produzione di Lilli Greco, tutti supportati da dirigenti lungimiranti come Ennio Melis e Giuseppe Ornato.

Lilli Greco, oltre che valido musicista, era funambolo della sperimentazione, capace di manipolare i nastri in modo innovativo e di esigere il massimo dagli orchestrali e dei tecnici in studio, severo nel mettere a nudo i difetti interpretativi e compositivi (storici i litigi con Patty Pravo). Eppure non manca di ricordare che ciò che conta alla fine è la canzone, che la tecnologia a poco serve se manca il “mistero artistico”, quel qualcosa in più di indefinibile capace di muovere le emozioni.

“(...) in particolare il punto in cui lei pronuncia la parola “bambola”: ricordo che io ero nella control room a leggere degli appunti e in quel punto preciso distolsi lo sguardo dal foglio per rivolgerlo alla sala: ero stato come punto da uno spillo. (...) possedeva una scansione ritmica così perfetta da rivelare da sola l’esistenza di un talento fuori del comune. Tu puoi anche spiegare a un cantante quali sono i tempi di una frase, quando deve cadere, come va consumata, però poi basta una frazione di secondo a darle un senso completamente differente. Parliamo di milionesimi di secondo, in cui il “bo” di “bambola” può cascare indifferentemente prima o dopo. E quando casca esattamente lì dove avrebbe dovuto cascare, è un mistero inspiegabile. Patty Pravo, in quella occasione, fu perfetta.”

A me questo passo ricorda lo stupore di Lou Reed di fronte agli archi di Perfect Day.

E’ comunque abbastanza sorprendente che anche allora nessuno aveva modo di avere la certezza che un brano diventasse un successo: era questione di talento, di fiuto, di artigianato e di investimenti, ma alla fine era il gusto della gente a decidere.

Oggi quel modello non sarebbe più proponibile perché troppo cose sono cambiate, ma resta un esempio di come forse avrebbe potuto continuare ad essere creativa l’Italia musicale se i modelli anglosassoni non avessero alla fine stravinto, nel bene e nel male.

Per la cronaca, la RCA non esiste più. Acquisita da Bertelsmann nel 1987, ha cambiato nome in BMG Ariola. Nel 1994 ha comprato la Ricordi diventando BMG Ricordi. Ora è fusa con la Sony Music ed è la Sony-BMG, con sede principale a Milano, filiale a Roma e capitale nippo-tedesco. L’enorme patrimonio di edizioni musicali è di proprietà della Universal Music, a capitale francese.
Degli studi di Via Tiburtina non resta nulla, trasformati in un magazzino di scarpe.
La musica di quegli anni però continuiamo ad ascoltarla ancora oggi.

- Fine



RCA (I)

L’orecchio prevalentemente rivolto verso l’Inghilterra o gli Stati Uniti a volte non permette di cogliere quello che abbiamo o abbiamo avuto in casa.
E’ uscito un libro per me molto interessante. La storia della RCA Italiana, raccontata attraverso la voce di uno dei più importanti e creativi produttori della discografia italiana, Lilli Greco. (Maurizio Becker, C'era una volta la RCA. Conversazioni con Lilli Greco, Coniglio Editore 2007, 352p.)

Durante gli Anni Sessanta e Settanta la RCA Italiana era una macchina da guerra musicale.
I quattro studi di registrazione erano all’avanguardia dal punto di vista tecnico e artisti come Frank Sinatra o Arthur Rubinstein venivano a registrare le loro session nel famoso ed enorme Studio A, allora il più grande del mondo.
Abbey Road a confronto impallidiva (non lo stesso per i quattro che lo abitavano musicalmente...) e in tutta Italia le etichette concorrenti (Durium, Fonit Cetra, CGD) mandavano a incidere i loro artisti in quegli studi.
Roma surclassava Milano e la pur gloriosa Ricordi di Milano, con 150 anni di storia alle spalle (da Rossini a De André, passando per Verdi, Puccini e Respighi), faceva fatica a stare dietro al nuovo modello industriale imposto dagli studi della RCA di Via Tiburtina a Roma.
Le classifiche di vendita degli Anni Sessanta e Settanta erano dominate dalla RCA: Morandi, Pavone, Meccia, Fontana, Patty Pravo, Fidenco. Ma non solo. Nei primi Anni Settanta i cantautori trovarono presso la RCA la struttura capace di finanziarli, produrli e promuoverli: Dalla, De Gregori, Venditti, Battisti, Cocciante, Paoli, Baglioni, Gaetano e Conte. Per citare solo i più celebri.

Attraverso questo libro, anche grazie all’apparato iconografico strepitoso, si capiscono molte cose.
Da una parte un’etichetta discografica ben cosciente delle necessità di produrre risultati economici e profitto che forniva un modello organizzativo severo ma al contempo efficace, con turni di registrazione serrati e inflessibili, grande dispiego di mezzi economici (anticipi spesso a fondo perduto agli artisti) e produttivi (si pensi al Cenacolo, luogo dal nome emblematico dove erano realizzati centinaia di provini a settimana in una decina di mini-studio operativi giorno e notte). Dall’altra produttori esterni e interni, assistenti musicali, direttori artistici, fonici, responsabili degli studi e delle orchestre, addetti alla promozione, alle edizioni musicali e alla vendita. Tutti a lavorare con ed intorno all'artista. In pratica, uomini capaci, dotati di altissime professionalità e di una visione artistica che avrebbe cambiato la storia della musica commerciale in Italia.

- continua nel post successivo

17 dicembre 2007

iPod dell'anima

Stefano Maderno, Santa Cecilia
(Roma, Santa Cecilia in Trastevere)

Le arti, e soprattutto la musica, conferiscono all’uomo la libera residenza nella sua città altrimenti mortale.
George Steiner, Grammatiche della creazione, Garzanti 2003