
Ieri sera ripetevo con mio figlio dal libro di storia. La nascita di Atene: Draconte, Solone, Ipparco, Clìstene.
Quanti ricordi e soprattutto quanti personaggi ed eventi che non ricordavo affatto...
Poi l'occhio mi cade su un riquadro giallo, di quelli che servono per approfondire un concetto o per definire un termine particolare, in questo caso quello dei misteri dionisiaci:
"Si credeva che l'eccitamento derivante dal vino o da una qualsiasi forma di esaltazione collettiva preparasse i fedeli ad accogliere l'ispirazione divina. Ancora oggi, del resto, alcuni cultori di musica ritmica cercano nella droga e nel contatto tendenzialmente orgiastico col pubblico la liberazione della fantasia e l'agile felicità dell'improvvisazione (anche se poi, in realtà, ottengono solo il risultato di rimbecillire)."
A. Camera - R. Fiabetti, Corso di Storia Antica e Medievale, II edizione, Zanichelli, 1992, 1997, pag. 133.
Mi pare splendido essere definito un "cultore di musica ritmica" e invidio tutti coloro che amano la musica non ritmica perché chissà quale inesistente ed extramondana musica ascoltano.
Mi dispiace anche essermi perso tutte (dico tutte) le orgie a cui avrei potuto partecipare e che invece mi sono sfuggite.
All'"agile felicità dell'improvvisazione" (termine a mio avviso involontariamente sublime) ho invece sempre aspirato e la musica mi ci ha quasi sempre condotto, per fortuna.
Per il rimbecillito, a quarantasei anni posso dire che hanno perfettamente ragione.
Certo è che con tutto l'affetto che posso avere per il Camera-Fabietti (che secondo i revisionisti di destra è un libro "di parte", che ha "plagiato generazioni di italiani" e al quale sono quindi riconoscente), questo incredibile paragrafetto potevano risparmiarselo.
Però rido e penso a quella meravigliosa battuta di Andrea Pazienza, raffigurante una mamma dagli occhi strabuzzati e urlante:
