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06 aprile 2010

Speakers' Corner

A Londra, sono andato a curiosare allo Speakers' Corner.

Per chi non lo sapesse è quell'angolo di Hyde Park dove la domenica mattina chiunque può salire su un panchetto e arringare la folla, libero di dire quello che vuole fino a quando qualcuno lo sta ad ascoltare (e fino a quando la polizia considera quanto viene detto rispettoso della legge).

C'ero stato circa trent'anni fa ed ero convinto che oggi, negli anni dei media invasivi e della rete, fosse ormai un luogo caduto in disuso, obsoleto sito di comunicazione verbale verso pochi, laddove se oggi non proclami in sei righe qualcosa ai tuoi 400 amici di Facebook sei meno di uno zero.

Viceversa l'angolo era vivo e affollato più che mai, nonostante il freddo pungente.

Per lo più santoni, fanatici religiosi, imbonitori, visionari un po' fuori di testa, nazionalisti che al confronto il leghista Castelli è un pericoloso comunista, sicuramente anche abitudinari nella loro smania di convertire.

Tuttavia, ai miei figli (che si sono divertiti come pazzi) ho spiegato che quella dello Speakers' Corner è un po' la metafora della Gran Bretagna, del suo spirito dialettico e tollerante al tempo stesso, dove chi argomenta deve farlo in maniera convincente e deve saper mantenere il punto anche di fronte ad una platea scettica e difficile, pronta a porre obiezioni anche dure e imbarazzanti, e dove chi ascolta deve argomentare a sua volta in maniera civile, senza mai deviare nel linguaggio violento, né (inconcepibile) nel manesco.

Come dice la voce di Wikipedia citando un uomo politico inglese, un luogo dove "la libertà di parola viene estesa anche a ciò che è irritante, causa di contenzioso, eccentrico, eretico, scomodo e provocatorio almeno fino a quando non degenera nella violenza".

Anche abbastanza impressionante è stato vedere un gruppo di musulmani che attaccava verbalmente in maniera molto caustica (e con odio palpabile), l'invasato predicatore ebraico qui sotto.

Alla fine si è avvicinato un uomino alto un metro e sessanta con naso da clown e parrucca giallo canarino che ha cominciato ad arringare la folla usando una mimica straordinaria e un linguaggio verbale totalmente inventato, scimmiottando l'inutilità del cicaleccio dei politici di oggi (a metà strada tra un Berlusconi afasico e uno Scarpantibus di Giorgio Bracardi).
La folla si è sbellicata.

Quando è sceso dallo sgabellino ha cominciato a parlare con il suo compare accompagnatore, sfoderando - tra un "porco qui" e un "porco là" - un inconfondible accento ciociaro.
Di colpo mi sono ritrovato catapultato nel più paradossale luogo comune di un Totò e Peppino all'estero che conquistano il popolo inglese... e il bello e il brutto è che era tutto vero.

Tutte le foto © Arimondi

28 agosto 2007

Teletubbies e London Stock Exchange

Come si sa, i bambini non vanno tanto per il sottile quanto a giudizio estetico e non faticano a farci capire in poco tempo ciò che è gradito e ciò che non lo è.
Nel campo televisivo i miei figli hanno sempre avuto punti fermi: qualche anno fa Leone cane Fifone, Ed, Edd ed Eddie, Mucca e Pollo (Cartoon Network), oggi Io sono Donato Fidato (con l’inseparabile Matteo Babbeo), ma anche Zack e Cody al Gran Hotel, Hanna Montana (Disney Channel). Già parano verso i Simpsons e South Park e presto li immagino davanti a Beavis & Butt-head (davvero i peggio caccalli del mondo).
***
Al di fuori di questi confini per i miei figli si estende un territorio televisivo verso il quale non esiste tolleranza. Esiste solo lo sguardo pietoso e lo sbuffo senza fine, l’espressione del viso atterrita, simile a quella che si palesa di fronte ad un piatto di bietole o all’idea di passare un pomeriggio con le bambine dei vicini, di tre anni più piccole.
In questo territorio del disprezzo si ergono storicamente due protagonisti:
Le Bratz – bamboline leziose e smorfiose che suppongo facciano la gioia di tutte le bambine desiderose di un radioso futuro come veline di Striscia la Notizia.
Queste bamboline sculettanti credo che ispirino ai miei figli il desiderio di appenderle per i capelli con le mollette allo stenditoio di casa e farle piombare sul cemento sottostante dopo un volo di venti metri. Come del resto facevo io con la Barbie di mia sorella, manifestando un sano e precoce, anche se latente, desiderio di possesso.
All’apparire delle Bratz in pubblicità si alzano mugugni, borbottii di disappunto e spesso volano carte di caramelle contro lo schermo.
Ma al primo posto dominano gli incredibili Teletubbies.
Pupazzotti colorati e informi che si muovo ballonzolando su verdi colline finte, tenendosi per mano e esclamando frasi assolutamente tautologiche quali:
Oggi c’è il sole!
Bello il sole!
Il sole è caldo.
Come è bello e caldo il sole!
Eh, si oggi c’è il sole!
Come è belloooo!
Perfetti per i bambini di due/tre anni, con la stessa funzione d’intrattenimento del ciuccio. Non a caso trasmettono le stessa puntata due volte perché la ripetizione rassicura il pupo.
Simili alla funzione ipnotica che
aveva per noi degli Anni Sessanta il monoscopio della RAI (con sottofondo di rigoroso Liscio Romagnolo) prima che alle 17 iniziasse Giocagiò.
Sommo culmine dell’infantilismo, in casa mia, il solo pensiero di vederne una puntata rischia di dare la patente di “poppante” per l’eternità.

***
Ma…

Nelle settimane scorse ero a Londra e, accesa la TV appena sveglio, come faccio sempre in albergo, invece della BBC che parla del meteo nel Sussex e del traffico infernale sulla M4 mi sono apparsi i Teletubbies nella loro nuova reincarnazione chiamata In the night garden.

Veri prati verdi, immobili e soleggiati, veri alberi alti e snelli, cieli blu. Al centro, pupazzi rosa e azzurri a forma di coniglietto cicciotto, pupazzette dalla faccia sorridente a forma di margherita, circondati da improbabili pesci volanti a guisa di dirigibile (o da dirigibili con le pinne da pesce?) e da formichine rosse squittenti.

Ebbene, mi sono ritrovato ipnotizzato da questa meraviglia terapeutica. Surreale e psichedelico. Sono sceso sorridente a fare colazione e per tutto il giorno avevo questa freschezza infantile addosso, come di gioco di bambino.
Il giorno dopo mi sono svegliato apposta all’ora stabilita per vederli. Stesso effetto del giorno prima.
Come la muzak più ipnotica, come un massaggio shiatzu, come un mantra orientale, come una carezza, “In the Night Garden” potrebbe essere la cura per il logorio della vita moderna…
Chissà quanti cinici brokers della City londinese non si azzardano ad andar in Borsa a decidere i destini della società capitalista prima di aver concluso la loro seduta mattutina davanti ai pupazzi di “In the night Garden”.
Che certamente li consigliano bene…