Approfittare dell'occasione di non scrivere solo per sé, per confrontare il proprio pensiero con ciò che accade intorno. Insomma, per vedere - non più di nascosto - "l'effetto che fa".
10 giugno 2012
C'è scuola e scuola
Giulio Giorello a proposito del Liceo Berchet di Milano: "Finito il biennio del Ginnasio, ebbi l'occasione di conoscere alcuni professori veramente in gamba. (...) un altro era don Luigi Giussani, che certo non aveva il temperamento di Don Abbondio, ma era un ispirato docente di religione, così bravo che ancora oggi lo ringrazio di avermi fatto diventare ateo." (pag. 30)
Autori vari, B11 Berchet 1911-2011, 2011, 606 pagg.
04 aprile 2012
Diritto al lavoro. Ma lontani da mammà
E' logorante studiare sette camicie per sperare di trovare lavoro dopo diciotto anni di fatiche?
Può un ragazzo convivere con il fardello e la pressione di questa attenzione quotidiana? Una piccola goccia acida che rimbalza su ogni atto della vita quotidiana. Una specie di punizione ultra-terrena da cui non può fuggire. Un catalizzatore di sensi di colpa e di impotenza.
Abbiamo sentito parlare di Pasolini da voi, ci siamo commossi ed entusiasmati con voi a vedere Apocalypse Now e Into the Wild, ma ora lasciateci ascoltare Skrillex e Jason F in pace."
Foto © Arimondi
23 ottobre 2011
Maturitudine
E' da tempo che tra i miei tag figura la parola adolescenza, visto che l'osservazione dell'età dei miei figli stimola molte riflessioni soprattutto se messa in confronto con ciò che fu quell'età per me.
Ma non a caso ne è appena apparsa un'altra: maturità.
Il post precedente è solo un esempio di come questo passaggio segni un momento importante.
Spesso è argomento di cui non si ama parlare. Lo faccio forse per contrastare con l'esorcismo della parola l'idea che questa compagna debba per forza essere molesta.
Evidentemente non a caso, qualche giorno fa, durante l'ascolto del Cavaliere della Rosa di Richard Strauss, sono rimasto colpito dall'aria Da Geht Er Hin (conosciuta anche come il Monologo della Marescialla):
(prende lo specchio)
E dov’è ora?
(sospirando)
Sì, cerca la neve dell’anno passato.
(tranquilla)
Parlo così:
ma come può essere vero
che io stia stata la piccola Resi
e che poi sarò un giorno una signora vecchia...
Una signora vecchia, la vecchia Marescialla!
“Guarda là, passa, la vecchia Principessa!”
Ma questo come accade?
Come il buon Dio può farlo?
Io resto sempre uguale.
E se anche deve fare così,
perché egli vuole inoltre che io assista a tutto,
con mente così chiara?
Perché non me lo cela?
(sempre più piano)
Tutto è un mistero, un grande mistero, ed esistiamo per questo
(sospirando)
per sopportarlo.
E nel “come”
(con molta calma)
sta la vera differenza.
(...,)
Oggi mi sembra che io debba provare la debolezza di ogni cosa effimera,
giù in fondo fino all’anima,
che nulla si può stringere,
nulla si può serrare.
Che tutto si disperde tra le dita,
che scompare tutto ciò che afferriamo,
tutto si disfa come nebbia o sogno.
(...)
E’ il tempo, Quinquin, è il tempo,
che pure nulla muta nei fatti.
Il tempo, cosa strana,
Passiamo così i giorni della vita, e un nulla è il tempo.
Ma poi ad un tratto,
ecco, altro non non sentiamo che lui.
E’ intorno a noi, è anche dentro noi.
Sui volti cola, cola nello specchio,
e scorre nelle mie tempie.
Ed è tra te e me, e scorre ancora,.
Silènte come una clessidra
(con calore)
Oh, Quinquin!
Talvolta io l’odo che scorre senza sosta.
(piano)
talvolta mi alzo nel mezzo della notte
e arresto tutti gli orologi, tutti.
22 ottobre 2011
A volte ritornano
10 febbraio 2011
La protesta del libro scintillante
Per quanto mi è possibile, sto cercando di partecipare civilmente e fattivamente a ciò che intorno si muove, perché quello che vedo accadere alle istituzioni mi piace sempre meno. Non che prima mi piacesse (anzi), ma in questi giorni ogni volta che leggo il giornale strabuzzo gli occhi (e non davvero per moralismo).
Di fronte a tutto ciò, semplicemente, come diceva la mia vecchia professoressa di filosofia del liceo, mi prendo il diritto di indignarmi. E di conseguenza preferisco indignarmi facendo qualcosa.
Ma al di là di ciò che faccio personalmente, preferisco parlare di Flash Book.
I ragazzi, universitari e liceali, si siedono per terra, in un luogo affollato durante il Sabato pomeriggio dello shopping. Piazza Duomo davanti alla Rinascente, Piazza Cordusio.
In silenzio, ognuno di loro legge un libro. Una lettura solitaria, fatta in mezzo a tanti altri, in mezzo ad altre letture solitarie.
Ognuno di loro protesta silenziosamente, leggendo. Non protesta per un unico motivo condiviso, ma per il proprio motivo.
Per affermare l'importanza della lettura, per controbattere al dilagare dell'ignoranza di chi non è capace di sostenere lo sviluppo dell'educazione.
E non è corretto dare a tutti costi un'intepretazione a questa “protesta”, perché al centro sta il silenzio e il potere della lettura, offerto in maniera discreta ad una società che di solito urla.
Il passante passa, ironizza, chiede, si stupisce, alza le spalle, capisce, non capisce, brontola, sorride.
Una protesta apartitica e creativa che esprime un bel contrasto con l'impazzare violento che caratterizza la nostra vita pubblica. Violenza così riflessa nella vita quotidiana della Milano di questi giorni.
Vado a curiosare. Perché lì c'è mio figlio.
Colpito ancora dalla sua volontà di partecipare, di socializzare in maniera creativa e costruttiva. Orgoglioso di sentirlo così diverso da me nel suo essere estroverso e partecipativo.
1) Roberto Saviano, Intervento alla manifestazione di Libertà e Giustizia, Palasharp, Milano, 5 Febbraio 2011.
06 luglio 2010
Paura di tutti
Afraid of everyone, The National (da High Violet, 2010)
Venom radio and venom television
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
They're the young blue bodies
With the old red bodies
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
With my kid on my shoulders I try
Not to hurt anybody I like
But I don't have the drugs to sort
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out
I'll defend my family with my orange umbrella
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
With my shining blue star
Spangling tennis shoes on
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
With my kid on my shoulders I try
Not to hurt anybody I like
But I don't have the drugs to sort
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out
Your voice is swallowing my soul, soul, soul.
06 aprile 2010
Speakers' Corner
La folla si è sbellicata.
Di colpo mi sono ritrovato catapultato nel più paradossale luogo comune di un Totò e Peppino all'estero che conquistano il popolo inglese... e il bello e il brutto è che era tutto vero.
Tutte le foto © Arimondi
28 gennaio 2010
Tagli che separano
Il mio amico M. ha avuto un figlio. La cosa mi rende naturalmente felice perché gli voglio bene.Mi ha raccontato che, oltre che assistere al parto di sua moglie in acqua, gli hanno dato il compito di tagliare il cordone ombelicale.
Non mi ero mai fermato molto a riflettere su questo atto, in genere affidato a medici o levatrici, né sapevo che fosse permesso ai padri farlo.
Mi sembra un gesto dal grande valore simbolico, per il nuovo nato e per sé. Il padre rende cosciente se stesso e inconsciamente il bambino che suo compito sarà anche accompagnarlo verso l'indipendenza e l'affrancamento, tagliando fin dall'inizio il legame profondo - in questo caso, fisico - che il piccolo ha con i genitori.
Quasi una iniezione di realismo.
Un giorno mio padre mi disse chiaramente che non intedeva più contribuire al mio mantenimento. Ero un ragazzo adulto, avevo finito l'università. Era ovviamente giusto così.
Ho scoperto dopo un po' di tempo quanto fu utile la sua decisione per la mia crescita personale. Ma io ci rimasi comunque male.
Forse, mi chiedo ora sorridendo, mi avrebbe ferito di meno se il mio cordone ombelicale fosse stato tagliato tanti anni prima non da uno sconosciuto in camice bianco ma da lui stesso? E' un dubbio che mi sfiora lieve in questi giorni.
03 marzo 2009
I cultori dionisiaci della musica ritmica

Ieri sera ripetevo con mio figlio dal libro di storia. La nascita di Atene: Draconte, Solone, Ipparco, Clìstene.
Quanti ricordi e soprattutto quanti personaggi ed eventi che non ricordavo affatto...
Poi l'occhio mi cade su un riquadro giallo, di quelli che servono per approfondire un concetto o per definire un termine particolare, in questo caso quello dei misteri dionisiaci:
"Si credeva che l'eccitamento derivante dal vino o da una qualsiasi forma di esaltazione collettiva preparasse i fedeli ad accogliere l'ispirazione divina. Ancora oggi, del resto, alcuni cultori di musica ritmica cercano nella droga e nel contatto tendenzialmente orgiastico col pubblico la liberazione della fantasia e l'agile felicità dell'improvvisazione (anche se poi, in realtà, ottengono solo il risultato di rimbecillire)."
A. Camera - R. Fiabetti, Corso di Storia Antica e Medievale, II edizione, Zanichelli, 1992, 1997, pag. 133.
Mi pare splendido essere definito un "cultore di musica ritmica" e invidio tutti coloro che amano la musica non ritmica perché chissà quale inesistente ed extramondana musica ascoltano.
Mi dispiace anche essermi perso tutte (dico tutte) le orgie a cui avrei potuto partecipare e che invece mi sono sfuggite.
All'"agile felicità dell'improvvisazione" (termine a mio avviso involontariamente sublime) ho invece sempre aspirato e la musica mi ci ha quasi sempre condotto, per fortuna.
Per il rimbecillito, a quarantasei anni posso dire che hanno perfettamente ragione.
Certo è che con tutto l'affetto che posso avere per il Camera-Fabietti (che secondo i revisionisti di destra è un libro "di parte", che ha "plagiato generazioni di italiani" e al quale sono quindi riconoscente), questo incredibile paragrafetto potevano risparmiarselo.
Però rido e penso a quella meravigliosa battuta di Andrea Pazienza, raffigurante una mamma dagli occhi strabuzzati e urlante:
18 gennaio 2009
Mode e adolescenti
11 novembre 2008
Paternità politically incorrect
" Tempi postmoderni. Con mio figlio la comunicazione migliore è via sms. A parole invece subito litigi e urla".
"Con il mio grande solo vaffa: a voce, telefono, sms. Sob".
"No way? Beat on the brat!"
"Si! With the baseball bat!! E aff... Galimberti e i Baustelle!"
(se non non fosse chiaro a tutti, è un dialogo ironico).
10 novembre 2008
Gli odori dell'esistenza
Da sempre mio figlio piccolo ha una sensibilità particolare per gli odori.Quando era infante notammo questa caratteristica perché inseguiva letteralmente il profumo di sua mamma, ci faceva notare profumi e odori che non avevamo notato o che non percepivamo, oppure si accucciava tranquillo vicino ad oggetti casalinghi, appoggiandovi il naso sopra con lo sguardo perso e beato.
Questo sua dote era rimasta un po' dormiente in questi ultimi anni.
Anche una visita a Grasse ad un profumificio non sembrava averlo particolarmente impressionato.
Stasera, durante una delle nostre "buonanotte" che ultimamente si sono rianimante dei racconti dell'infanzia e dell'adolescenza paterna, mi ha raccontato che una delle cose che più gli piace fare è "annusare l'odore delle persone per strada" quando gli passano accanto.
Non è tanto importante che il profumo sia buono, quanto che il profumo ci sia.
Può essere soave come quello di una bella ragazza che sa di violetta oppure forte e intenso come l'odore di un muratore appena sceso dall'impalcatura. L'importante è che ci sia, a volte disgustoso e acre, altre volte gradevole, ma soprattutto presente. Il piacere consiste nel riempire le narici di odori e profumi, sentire che le persone trasmettono una "umanità".
E' invece molto deluso da quelle persone che passano e, come dice lui, "non hanno aria". Sì, perché le persone di solito quando passano, muovono l'aria e così facendo espandono il loro profumo nelle vicinanze affermando, immagino io, la loro "essenza", il loro "calore umano".
Invece, alcuni esseri umani misteriosi (e d'ora in poi per me un po' inquietanti) "non muovono l'aria".
Che il muovere l'aria sia il segnale di qualche qualità morale nascosta? Del tipo, diffidate da coloro che non muovono l'aria al loro passaggio?
Siete avvertiti. Fidatevi dell'innocenza dei bambini. Annusate e state accorti.
24 ottobre 2008
Quadrivium
Provare a conciliare in un unico tutto armonico le direzioni contrastanti della propria esistenza.Come se lavoro, famiglia, passione e creatività volessero per una volta amalgamarsi tra loro per fondare un unico uomo armonico; e non tentare di fuggire ancora per la tangente, come solo un lupo un pò saggio e selvatico ha dovuto imparare a fare.
Perché il tempo non sia più diviso per quattro, ma moltiplicato. Per concentrare l'energia su ciò che conta davvero, dopo averlo scoperto.
15 ottobre 2008
School's in!

Iota sottoscritti, properispòmene, enclictiche e proclitiche, insieme al fatto che da quando sono iniziati liceo e medie casa mia sembra ogni sera un gig degli Slipknot, sono scuse sufficienti a tenermi mio malgrado lontano - fisicamente e mentalmente - da questa tastiera.
Verranno tempi più leggeri.
25 giugno 2008
Doveva succedere
Il piccolo mi ha chiesto il nuovo CD dei Children of Bodom.
Lo confesso: non sapevo neppure chi fossero.
Il Metallo o dell'"a volte ritornano" (grazie anche al dilagare di Guitar Hero)
(Saranno pure ridicoli, però che tecnica...)
08 giugno 2008
Palestre
Questo strano luogo viene chiamato Il Cremlino dalla gente del quartiere e si trova a Milano.
C’è una palestra particolare in questo edificio. Gestita da un vigoroso e vitale britannico, non ha nulla a che fare con le patinate e luccicose palestre milanesi tipo GetFit, Virgin ecc.
Niente schermi giganti con AllMusic a palla, niente attrezzi con monitor incorporato propinantivi Sky News o le ultime quotazioni borsistiche, neppure aree con doccie termali, né spogliatoio con ampi specchi obliqui, non atmosfere ionizzate per farti respirare aria pulita (?), né corsi di Pilates (che a me ricorda sempre qualcosa simile alla crocifissione).
Mio figlio piccolo va alla palestra del Cremino. Che è invece una palestra in effetti molto "british" dove appena entri – sarà anche per l’aroma di sudore che ti fa subito capire che qui l’aria ionizzata non c’è, sostituita da una sana tensione agonistica - percepisci un’atmosfera alla Fuga per la vittoria e capisci subito che chi ci lavora qui lo fa per passione.
Mio figlio piccolo ci gioca a squash ed è diventato la mascotte non solo perché dicono sia bravo ma perché pare assomigli (in piccolo) a Peter Nicol, campione mondiale di squash che capita qui ogni anno (qui sotto mentre gioca proprio con lui).
In questo posto si sorride molto. E c’è un sacco di gente che viene e va a tutte le ore.
Cercarli più spesso questi posti dove si sorride molto.
Un po’ come quei luoghi dove si praticava il birdwatching, l’antica passione passeggera di mio figlio grande.
18 maggio 2008
Indemoniato
Io rido e scrivo per esorcizzare (ma guarda un po'), ma non so quanto ci sia da ridere.
13 maggio 2008
Boys will be boys
Giovedì scorso mi ha racconta della sua lunga e animata discussione pomeridiana con un gruppo di fascistelli del quartiere, occupati a reiterare banalità su “quando c’era lui”, sugli extracomunitari che “rubano il lavoro aglitaliani” e del suo tentativo di contrastarli dialetticamente e tenere alta la bandiera del Giorno della Memoria.
Nella puntata si mostra non solo l’ottusità di un certo pensiero di destra, ma anche la tristissima intervista ad un gruppo di quattrodicenni che sia fanno da sera mattina di canne, cocaina e acidi e dell’incredibile vuoto mentale delle migliaia di aspiranti partecipanti al Grande Fratello: sfigati palestrati marchiati DG sulla fronte, maniaci dotati di personal coach, tristi figuri dalle lenti a contatto colorate, cantanti sfigati e stonati tipo La Corrida, megere frustrate.
“Volevo fare qualcosa di originale”, mi ha detto...
Ancora un po' e chiamavo gli amichetti del quartiere.
La morale? Abbandonate ogni moralismo, o voi che entrate.
10 aprile 2008
Fratellanza
24 marzo 2008
Camcaminin
Sera di Pasqua. Troppo tardi per il noleggio di un dvd. Campionati Europei di nuoto finiti. Zapping su tv generalista. Dieci minuti di Candid Camera, poi ti assale il disgusto che ormai ti prende di fronte alla trivialità di tutta questa paccottiglia, al di là di qualunque snobismo, lo giuro.
Provo RAI Tre. Mary Poppins.
Abbiamo già dato, ci guardiamo distrattamente con i figli.
Poi ci fermiamo un attimo. Stanno per saltare nella pozzanghera che li trasporterà nella campagna inglese, in groppa a cavalli da giostra. Colori, musica, sorrisi, danze, risate.
Da lì non ci siamo più fermati. Che grazia, che creatività, che Bellezza.
Venticinque anni prima di Roger e Jessica Rabbit (ma non era questo il primo film con attori veri e cartoni animati?). Sarà forse perché ci siamo tutti un po' innamorati del sorriso e della serena ineffabilità di Julie Andrews o immedesimati nell'irresistibile bimbo cicciotto (Matthew Garber) dalla faccia da vecchietto (ma come è vestito!) o perché Dick Van Dyke è proprio lo zio che tutti avremmo voluto avere (non solo in Mary Poppins, ma anche in Chitty Chitty Bang Bang).
Insomma sono rimasto incollato. E non solo io e il piccolo di dieci anni, ma, incredibile a dirsi, anche il Giovane Adolescente, il quale (ma questa è storia da narrare a parte), lontano dalla corte milanese di compagni un po' gonzi e compagne basso ombelicate, sembra cercare ovunque spazi per rituffarsi nell'infanzia serena che tanto ripudia nei giorni urbani.
Quando la Walt Disney, anzi Walt Disney era simpatico e non faceva film autoreferenziali.
Da consigliare a tutti. Da rivedere da adulti, magari in compagnia di qualche piccolo.
Chi non ha figli ne faccia in fretta per vederlo con loro.


