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25 marzo 2012

Gradimento portatile


Si correva a casa tornando da scuola, con la curiosità di ascoltare le trovate e i personaggi surreali che avrebbero preso vita alla radio a mezzogiorno e mezzo.

Per chi ha qualche anno in più dei quaranta, Alto Gradimento rappresenta - insieme alla Hit Parade di Lelio Luttazzi - il miglior ricordo di come in molte case italiane la radio fosse quasi un membro familiare aggiunto.

Oggi mi sembrerebbe quanto meno intrusivo pensare di ascoltare la radio (o peggio la televisione) a pranzo con la famiglia. Non lo era allora.

Con questo programma Renzo Arbore e Gianni Boncompagni portarono in Italia l'improvvisazione radiofonica, molti anni prima che le radio libere inondassero l'etere di parole. Proposero tra i primi la migliore musica pop del tempo, sia italiana sia anglosassone. Inventarono credo anche un artificio comunicativo che avrà grande fortuna negli anni successivi: il tormentone, ovvero la riproposizione puntata dopo puntata di personaggi o situazioni cui il pubblico immancabilmente si affezionava.

Al di là dei vari indimenticabili personaggi inventati da Mario Marenco, Giorgio e Franco Bracardi (sopra a tutti forse Catenacci con la sue nostalgie del ventennio fascista), ciò che fa sorridere ancora ora sono le risate soffocate di Arbore e Boncompagni, incapaci di trattenersi dall'esplodere di fronte alle follie degli improbabili ospiti.

Ma quello che a me pare l'aspetto più rilevante di Alto Gradimento è il messaggio di tolleranza che - forse inconsciamente - veniva lanciato: la porta era sempre aperta e veniva data libertà di parola ed espressioni a personaggi improbabili di ogni tipo. I due conduttori si limitavano a chiosare con le loro osservazioni divertite e pungenti ma mai offensive nei confronti del (finto) ospite che faceva irruzione - sempre sbattendo la porta - negli studi radiofonici.

Benché parte della finzione, il messaggio era che si poteva essere tolleranti anche nei confronti di coloro che erano "diversi", mantenendo leggerezza e sorriso sulle labbra. Cifra estetica che soprattutto Arbore (più di Boncompagni) avrebbe sempre mantenuto in tutta la carriera successiva. 

Radio Due mette a disposizione in podcast un bel numero di puntate. Per ora una quarantina. Peccato che non ci sia anche la musica che Arbore e Boncompagni proponeva allora.
Tra le puntate si trova anche una breve intervista con Arbore, ascoltabile qui.
In questi giorni me li porto in metro e chissà cosa pensano i vicini di posto, vedendomi scoppiare a ridere tra me e me.

03 marzo 2012

Piazze, giganti e motori

Non ne sono mai stato un fan.

Un bambino di nove anni davanti ad un grande schermo in bianco e nero guarda e ascolta una canzone cantata da un omino piccolo e buffo. La mamma rassicurante commenta con il papà di quanto sia peloso, forse anche un po’ poco pulito. Ma la favola di un grosso signore che beve vino e viene chiamato Gesù Bambino la fa preferire a tutte le altre canzoni di quel Festival, immagine di un cristo poco conciliabile con le storielle del catechismo da Apostolato Liturgico che il bambino ascolta in quegli anni.
Oppure quella del gigante e della bambina, altra favola di un orco forse buono che lascia un sapore misterioso e obliquo nell’immaginario del ragazzino, facendo intravedere pregiudizio e ingiustizia.
Oppure Fumetto, sigla finale di Gli Eroi di Cartone, che ancora oggi - anche se solo per un istante - mi fa rivivere la gioia che provavo nel vedere quel programma televisivo, atteso tutta la settimana.

Dieci anni dopo, per le strade di Genova si respira aria grigia, terrea. I pantaloni a zampa di elefante e i Jeans Jesus raccontano della voglie frustrate e goffe di essere liberi.
Quale allegria, in effetti? La musica andina degli Inti-Illimani si ripeteva angosciosa da tre anni ormai e le uniche cose reali potevano essere quelle di uno stomp più disperato che erotico. Perché Genova è diversa dalla grassa Bologna e i bambini nei vicoli ti hanno sempre fatto credere che possono anche perdersi.
Nella stanzetta dell’adolescente risuonano Radio Genova Sound prima, Radio Spazio Libero poi e grazie ad esse le storie di Carmen Colon, forse la bambina del gigante di prima questa volta trascinata sull’asfalto urbano e violento degli Anni Settanta, senza giganti a proteggerla.
Note di speranza per un anno che verrà e che si spera migliore di quegli anni di piombo cui il ragazzo sfugge solo grazie a qualche anno di punk di differenza e per mileau familiare.
Note di un mare profondo di cui però non aveva mai ascoltato e forse capito abbastanza bene il testo, così trasportato da ritmica e melodia.

Nella solitudine dei pomeriggi post maturità dei primi Anni Ottanta, di fronte al fiorire dei primi videoclip e e delle TV private, sorridere un po’ snob alla vista del balletto del lupo. La ragazza più magra carina e la ragazza ciccia buffa, che però canta niente male. Per fortuna troppo distratti dal turbine del rock new wave inglese dove pulsa il nuovo.

Aula Magna dell’Università di Bologna. Il rettore consegna una delle prime lauree honoris causa al piccolo cantautore, molti anni prima che quelli milanesi di Stronzologia assegnassero lo stesso titolo ai Rossi vaschi e valentini. Già allora il giovane studente occhialuto pensa sia una bella cagata, ma non può fare a meno di sorridere per l’acutezza delle parole dell’uomo barbuto.

Altri dieci anni dopo, Via Massimo d’Azeglio, in visita di lavoro, non incontrarlo per sfortuna, ma ritrovarsi nelle sue stanze piene di opere d’arte contemporanea e comprendere di essere di fronte ad una grande intelligenza, debordante curiosità, umanità e voglia di vivere.
Alla Stazione Centrale di Roma partecipare alla presentazione del non troppo fortunato Henna.
Caruso mi impone di imbattermi nel suo nome quasi quotidianamente, tanto la canzone è famosa in tutto il mondo e domina la classifica degli incassi.

Stella di Mare, cantata da Mia Martini.

Oggi è partita la parata delle “preferite” ed è giusto così.
Dalle mie parti si guardano le classifiche di iTunes, e va bene così.
In Piazza Grande oggi si ricorda, è ok.

Non sono mai stato un fan di Lucio Dalla.
Ripasso sull’iPod le canzoni della sua playlist e mi rendo conto che ha segnato molti momenti della mia vita e che ieri a pranzo, tutti, anche i più accesi metallari, dicevano la stessa cosa.

07 luglio 2008

Media. Chi di spada ferisce...

Giornata lavorativa finita all'insegna dell'umorismo!


Per strada avranno pensato che ero un po' matto mentre ridevo ascoltando per radio la scheda sul nostro premier, preparata dall'entourage di Bush e distribuita alla stampa mondiale al G8 di Tokyo.

La scheda è tratta da questa fonte:
FindArticles - Berlusconi, Silvio
UXL Encyclopedia of World Biography, (2003)

Sono subito seguite le scuse ufficiali.

Nella foto, il portavoce di Bush, Tony Fratto, appena uscito da un film di Totò.

06 luglio 2008

Luglio - Fight back


In auto, verso il mio Luglio solitario.

Alda Merini, Umberto Galimberti, Dario Fo a un convegno riassunto da Radio 24 sui trent'anni della Legge Basaglia (la famosa legge del 1978 che in pratica chiuse i manicomi e cercò di regolamentare il trattamento dei malati di mente).
Come sempre, ascoltando, ritorno a ripetermi quanto abbiamo bisogno di ciò. Quanto è necessario - in questa corsa folle ed efficientistica che ci assilla e ci costringe ad agitarci angosciosamente - ascoltare ancora la "saggezza" di chi le cose le ha vissute (la Merini ha sopportato quindici anni di manicomio), di chi le studia (sempre stupefacente la lucidità sintetica di Galimberti) e di chi le ha messe in scena per una vita intera (Dario Fo).
E colpiscono la parole di Galimberti, che qui riassumo: Basaglia aveva visto lontano nell'affermare che discriminare e allontanare i malati di mente era una piaga da evitare. Perché questo avrebbe portato lentamente ad accettare di allontanare dalla vita civile altre categorie che si fossero definite o fossero state definite diverse: omosessuali, malati, handicappati.
Oppure, aggiungo io, chi la pensa in maniera diversa, oppure gli "stranieri" o i ROM oppure perché non di nuovo gli ebrei?
Discorso quanto mai attuale, evidentemente.

A proposito di questo ed altro, leggete anche per favore l'ottimo editoriale di Barbara Spinelli sulla prima pagina de La Stampa di oggi.


Original Translation
Als die Nazis die Kommunisten holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.

Als sie die Sozialdemokraten einsperrten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Sozialdemokrat.

Als sie die Gewerkschafter holten,
habe ich nicht protestiert;
ich war ja kein Gewerkschafter.

Als sie die Juden holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Jude.

Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

When the Nazis came for the communists,
I remained silent;
I was not a communist.

When they locked up the social democrats,
I remained silent;
I was not a social democrat.

When they came for the trade unionists,
I did not speak out;
I was not a trade unionist.

When they came for the Jews,
I remained silent;
I wasn't a Jew.

When they came for me,
there was no one left to speak out.


Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller, First They Came...

25 ottobre 2007

Alternative matusa?

Lastfm è un simpatico sito di social-networking musicale.

Un piccolo programma installato sul mio pc memorizza la musica che ascolto con iTunes o con l'Ipod e mi propone una programmazione radiofonica costruita su questi ascolti, quindi sui miei gusti musicali.
E' un riuscito esempio di programma "parassita", che utilizza la diffusione di un programma come iTunes per aumentare la propria diffusione.

Contemporaneamente è in grado di fonirmi notizie sull'artista ascoltato, con video, ascolti, discografia, l'opportunità di comprare questa musica e indicazioni su artisti simili.

Per non parlare del fatto (inquietante) che detiene (con il mio permesso implicito) nei propri archivi il mio profilo sonoro, l'impronta digitale del mio gusto musicale.

E che fornisce una serie di simpatici accessori per questo blog (vedi e ascolta qui in basso a destra).

Infine, mi indica, tra le migliaia di utenti di Lastfm, coloro che hanno i miei stessi gusti. Per esempio, la simpatica Ingawahr (aus Deutschland) ha compatibiltà musicale Super con il sottoscritto...

La cosa che più mi incuriosice è che tutti coloro che ascoltano musica che ascolto io hanno almeno dieci-quindici anni meno di me (dai 18 ai 30).
Non sono sicuro sia una cosa positiva: segno di una mente giovane (giovanilistica?) o solo di un inarrestabile peter-panismo cronico?
La cosa obiettivamente patetica è il fatto che io ci abbia subito fatto caso...
Sono dunque un alternative matusa?
:-)

24 ottobre 2007

La parola alla radio

Amo molto la radio della parola. Trovo che lo spazio acustico creato dalla radio, sia esso spazio abitativo o spazio automobilistico, è il luogo ideale per ascoltare ciò che le persone hanno da raccontare.

Da sempre cerco di ascoltare Radio Tre (fin dal tempo de Il racconto di mezzanotte negli Anni Ottanta) e mi capita spesso di sintonizzarmi su Radio24.

Una delle trasmissioni da me preferite è però Uomini e profeti, in onda tutti i Sabati alle 9,30 di mattina su RadioTre.

Fin dal titolo appare a tutti gli effetti una trasmissione di argomento religioso. E vi assicuro che leggendo la presentazione della trasmissione (per esempio questa) verrebbe voglia (almeno a me) di sintonizzarmi a decine di megahertz di distanza.

In realtà il programma affronta in modo diretto e coraggioso argomenti "spirituali" come - solo per fare alcuni esempi - l'ecumenismo, la crisi della religione, i Vangeli apocrifi, la storia della cultura attraverso le più varie fedi religiose (veramente tutte considerate), ma anche argomenti più generali di filosofia e analisi sociale. Invitando ogni volta due o tre ospiti che parlano delle proprie competenze o esperienze, in modo assolutamente aperto e laico.

Va in onda dal 1993, ma io la ascolto da molto meno e in verità non trovo ma il tempo di ascoltarla per intero, dato che dura 45 minuti e il sabato mattina è per me in genere un turbinio di attività domestiche. Eppure ogni volta rimango incantato dalla profondità dei temi svolti e dalla delicatezza e competenza con cui vengono affrontati.

L'autrice Gabriella Caramore padroneggia gli argomenti e lo fa con semplicità e tatto, dimostrando ancora una volta che è necessario conoscere un argomento a fondo per restituirlo agli altri in modo chiaro e fruibile.

Sabato dopo sabato, ci si accorge che l'orecchio che passa distratto vicino alla radio e ogni volta rimane catturato da queste voci che danno l'impressione di sfiorare concretamente la "saggezza".

Sabato scorso c'era tra gli ospiti Umberto Galimberti, che ancora una volta ha gelato gli ascoltatori con la sua lucida analisi del declino dei valori dell'uomo in favore dei valori della tecnica e di come questo crei un incerto futuro ai giovani.
E ciò che colpiva di più non erano tanto le parole di Galimberti (che pure ha esordito citando il "Dio è morto" nietzscheano...), quanto l'annuire quasi muto della Caramore che non poteva che chiosare con un desolato e bisbigliato assenso, presagio al di là dell'etere dell'ineluttabilità concreta di quanto andava raccontando Galimberti, nonostante la fede e chi ce l'ha.
Una specie di silenziosa e dolorosa empatia.

Chi ha tempo e vuole ascoltare, clicchi qui.

Questa trasmissone è un altro bell'esempio di Bellezza, la bellezza della parola e del pensiero.