Un ronzio come quello della Città Grigia, ma non sonoro, bensì conficcato nelle profondità del cuore.
Mentre scrivevo davanti allo schermo, lo specchio qui sopra rimandava la mia immagine. A destra, fiori artificiali - tulipani, rami d’ulivo - con il loro doppio speculare; di fronte la vista mozzafiato di una penisola della Grecia continentale. E il mio viso stancato e consumato da un altro anno di Milano sembrava col passare dei giorni sempre un po’ più sorridente, sicuramente più colorito, anche se le rughe che ricordano mio padre apparivano, e sono, più profonde dell’anno scorso.
Mi chiedevo: che cosa offusca la contemplazione serena di questa bellezza?
Poi credo di aver trovato la causa. La frammentazione del pensiero.
Ecco ciò che mi ha annichilito nei mesi pre-estivi. Risultato di una abitudine lavorativa a risolvere con rapidità tanti problemi consecutivi. Una costrizione alla sintesi che è obbligo del mio tempo. Un obbligo all’abbandono dell’analisi, perché non c’è tempo per analizzare, ma solo per risolvere poblemi in tempi rapidi e secondo le priorità.
“Priorità” altro termine cardinale del nostro modo di vivere. Come se si dovesse sempre mettere le cose in fila.
A decisioni sintetiche per i problemi standardizzati, la decisione analitica per i problemi che esulano dallo standard. Ecco perché forse le cose non vanno tanto bene. Forse tutti stiamo perdendo l’abitudine all’analisi, la capacità di guardare ai problemi che vanno oltre il contingente.
Tutti a sintetizzare e a vivere aforisticamente, anche nella vita come se fossimo sempre a commentare su Facebook o Twitter.
Le giornate di vacanza passavano. Lentamente, nella solitudine delle sere stellate, nella solitudine di un tuffo in mare all’alba, nella solitudine di un libro, ho poi recuperato l’unione di me.
Dunque, solo nella solitudine è possibile ricomporre i frammenti di se stessi (era questa, Zaio, forse la solitudine cui inconsciamente mi riferivo nei post precedenti)?
Mi manca quindi la solitudine, la mia peggior nemica?
Oppure dietro il lieve sollievo della solitudine c’è solo qualcos’altro nascosto nell’ombra. Forse la vita rigenerata. Un battito? Perché ora mi sembra che, al di là della solitudine, sia sempre la forza vitale a vincere.









.jpg)