02 dicembre 2007

Rotto

Da soli, in autostrada, musica - può capitare di far sanguinare le orecchie per non sentire che qualcos'altro sanguina, laggiù di nascosto.

Simmetrie

Genova, Via Palestro

30 novembre 2007

Canti

La seconda parte delle spettacolo di Roberto Benigni in televisione ieri sera.
La parte dedicata al commento e alla lettura di un canto della Divina Commedia.

Più di moltre altre cose, uno spettacolo come questo proposto una volta al mese ci farebbe proprio bene.
Farebbe bene a tutto il nostro paese. Come una cura disintossicante dall'arroganza, dal vuoto di senso, dall'ignoranza.

Per me è stato un esempio emozionante di educazione alla Bellezza.

25 novembre 2007

They were punks before we were punks



Ballet mécanique

Immagini mobili di Fernand Léger e Dudley Murphy
Sincronismo musicale di George Antheil.

Capolavoro dadaista, allora incompreso.
L'anno è il 1924.
La musica era così complessa che non fu mai possibile a quei tempi eseguirla. Tra gli strumenti: 16 pianoforti automatici che dovevano eseguire quattro parti diverse in simultanea e tre eliche d'aeroplano...

Rock'n'roll brand

Il nuovo modello di una lussuosa auto viene pubblicizzata con uno slogan: "Rock'n'roll"

Ieri zappavo su una trasmissione televisiva intitolata "Ma si può vivere senza rock'n'roll"?
Veniva intervistato tra gli altri Massimo Gramellini (ottimo giornalista de La Stampa) che affermava che senza musica classica si può forse vivere, ma certo non senza rock'n'roll (citando per altro rappresentanti iper-mainstream del rock come Led Zeppelin e Genesis).

Che il rock avesse perso la spinta provocatoria l'avevamo capito da un pezzo (anche molto prima di vedere i bolsi Deep Purple ospiti da Luciano Pavarotti). L'ideale vive più che altro nei nostri cuori, nell'immagine di noi adolescenti con una Stratocaster in mano che ora amiamo ricostruire dentro di noi e tra di noi, tuttora alla ricerca di un barlume di "autenticità" nel vasto universo dell'Alternative (e mi rendo conto della ambiguità e della relatività del termine autenticità).

Però a me fa ancora effetto vedere la parola "rock'n'roll" usata ed abusata, diventare uno slogan per la pubblicità patinata oppure una bandiera per una generazione diventata classe dirigente. Cose che sono l'opposto dello sporco, della devianza e della rabbia che il rock'n'roll ha cercato di rappresentare.

Da sempre il rock'n'roll, almeno come l'ho inteso io, è una attitudine, non un genere musicale.
In questo senso non riesce a essere inquadrato dalle parole dei pubblicitari o dai grandi media, anche di sinistra.

Chi incomincia a suonare rock'n'roll la fa sempre con un'attitudine trasgressiva. Eppure, in un mondo in cui la provocazione è non è più solo la norma ma anche quasi l'unico codice comunicativo, sempre di più vedremo la parola e l'immagine rappresentare qualche cosa o qualcuno di assolutamente integrato.

24 novembre 2007

Vento e pioggia a Genova


Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
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22 novembre 2007

La polvere del tempo sul suono

Uno dei motivi per cui la musica pre-Anni Sessanta suonava un pò ostica a chi come me si ingozzava di rock'n'roll tra gli Anni Settanta e Ottanta era la scarsa qualità sonora di quelle incisioni.

Come si sa, dopo i Beatles, Revolver, l'effetto stereo e i quattro piste, le incisioni discografiche non furono più le stesse. Il sound entrò a far parte delle caratteristiche (magari subliminali) di un gruppo e del suo successo.

Ecco uno dei motivi per cui Elvis Presley suonava quasi tutto "vecchio". Scarsa risposta in frequenza, dinamiche quasi assenti. E addiritura preistorica suonava qualsiasi canzone leggera pre Anni Cinquanta. In Italia Modugno negli Anni Sessanta fu il primo ad avere dischi che suonavano decentemente. Ancora oggi, in barba a qualsiasi direzione d'orchestra illuminata dal divino, non riesco ad ascoltare una sinfonia registrata prima del 1965 perché le orecchie vomitano.

Eppure in questi mesi ho notato con orrore che album fondamentali degli Anni Ottanta, che allora avevano per me un sound pieno ed elettrizzante, ora suonano come fossero stati incisi dentro ad una scatola da scarpe. Gli Smiths, i primi Clash, i Tuxedo Moon, gli X, anche quasi tutti i Joy Division (sob)... Li ricordo scintillanti e ora risultano "sordi" in confronto a qualsiasi produzione media di oggi.

Un esempio per tutti: Stop me if you think you've heard this one before degli Smiths vs la recente pop version di Mark Ronson.
L'originale è un capolavoro assoluto di ambiguità e forma canzone sghemba, ma come suona quella di Marc Ronson! E i miei figli votano impietosamente per la seconda... In effetti le ritmiche e i fiati ti piombano addosso come un treno, e vibri.

Si salvano ancora London Calling e i Talking Heads, che erano avanti decenni.

I still love you. Only slightly, only slightly less than I used to, my love...

21 novembre 2007

?



L'altro giorno un amico mi ha detto scherzando: "ma perché non sei come nel tuo blog anche nella realtà?".

Ma scherzava davvero?

20 novembre 2007

Vogliuzze

L'altro giorno a pranzo con un amico parlavo di un argomento che da un pò si insinua strisciante nei miei pensieri. Complice il "progredire" di questo blog.
E come sempre succede in questi casi, finisce per trovare verbalizzazione qui .

La sensazione che, nel corso di questa nostra - di questa mia - ricerca di ciò che può "darci qualcosa", ci sia "troppo di tutto".

Non un semplice eccesso di sostanze - come chi mangia troppi dolci o si droga o eccede nell'alcool - o un eccesso di informazione - come coloro che guardano troppa TV o ascoltano troppa musica.

Parlo della tendenza continua a cercare il film bello, il libro giusto e ricco di significato, il sound nuovo o che ci ricorda i tempi innocenti che furono, il blog sottile, la foto che muove, il filmato You Tube che stupisce, la mostra del grande artista che fu. Non perché fa stare bene in sé, ma è perché è l'accumulare conoscenze che ci fa stare bene.
Come una specie di capitalismo della conoscenza e dell'esperienza estetica.

In pratica, il rischio è che la ricerca di contenuti mascheri il bisogno di colmare un vuoto. Pur facendolo con le armi sottili che ci vengono date dal bagaglio estetico e dalla dialettica elaborata in questi anni.

Qualcuno invoca il silenzio, ma il blog è l'opposto del silenzio. Quando va bene è un bisbiglio digitale, ma sempre una voce, che reclama attenzione. Altrimenti è solo un diario lasciato per sbaglio aperto nella sala d'aspetto di un aereoporto intercontinentale.

Insomma il rischio è - per paradosso- l'assuefazione alla "cultura", per altro vissuta in modo passivo, per interposta persona, quasi come un modo per tirare a campare.
Dimenticando per altro, la fisicità delle cose.

E non ci si illuda che qui si faccia cultura. Di cultura (senza dubbio) ne facevano di più Mogol e Battisti mentre scrivevano Pensieri e parole.

Il discorso messo così è un pò estremo, ma mi pare degno di approfondimento, almeno per me, in qualche post successivo.

Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte fermo restando la salute, F. Nietzsche 1883-84.