06 luglio 2010

Paura di tutti

In alta rotazione nella mia playlist mensile, una di quelle canzoni che non capisci bene quanto dipingano una visione del mondo che rifiuti e quanto invece descrivano la realtà che non sai o puoi sfuggire.

Afraid of everyone, The National (da High Violet, 2010)

Venom radio and venom television
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
They're the young blue bodies
With the old red bodies
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
With my kid on my shoulders I try

Not to hurt anybody I like
But I don't have the drugs to sort
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out

I'll defend my family with my orange umbrella
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone
With my shining blue star
Spangling tennis shoes on
I'm afraid of everyone, I'm afraid of everyone

With my kid on my shoulders I try
Not to hurt anybody I like

But I don't have the drugs to sort
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out
I don't have the drugs to sort it out
Sort it out

Your voice is swallowing my soul, soul, soul.

30 giugno 2010

Velo blu

Un amico mi chiede un estratto dal libro di Pierre Boulez, Punti di riferimento. Einaudi, 1984.

Salgo sulla scaletta per recuperarlo.
Tolgo il dito di polvere.
Dal libro casca la cartolina di un volto coperto da un velo blu.
Fernand Khnopff, der blau Schleier, il velo blu (1909).
Ricordo del dono di una persona sensibile, che mi chiedo ogni tanto dove sia ora.

La mia scrittura piccola e precisa, a matita, fa capolino all'inizio dei paragrafi per indicare un'evidenza o un'emergenza.
Il tempo in cui potevo e volevo essere attento e dedicato al dettaglio, il tempo (perduto) in cui scrivevo spesso a mano (e la mia scrittura era quasi comprensibile a me e agli altri). Il tempo del sentimento travolgente, il tempo per parlare e per dedicare molto tempo ai libri, il tempo delle massime curiosità e delle grandi incertezze.

E' normale avere nostalgia di un tempo così lontano. Una delle fasi del mosaico.

24 giugno 2010

Swallowed

Due serate intere dico due totalmente consumate, divorate, ingioate nel tentativo (inutile) di:

1. Installare per il figlio "pacifista" Modern Warfare 2 su Windows 7 Home Edition senza che tutto vada in crash ogni dieci minuti.
2. Dimostrare a Microsoft che la copia di Windows 7 Home Edition che ho acquistato insieme al PC è originale e non contraffatta come invece mi viene continuamente ricordato (quasi fossi un criminale) da un odiosa finestra che disturba il lavoro (e non ditemi che devo passare ad Apple, lo so).
3. Tentare di fare una ricarica sul cellulare di mio figlio dal sito Vodafone convincendo sia il sito, sia una signorina petulante del 190 che non è vero che la mia carta di credito è scaduta.

Il nostro tempo barbaramente consumato dalla tecnologia che ci siamo cercati.

17 giugno 2010

Un borghese piccolo piccolo. Sempre più piccolo. Anzi sparito



Alla cena di fine anno della classe del figlio piccolo assisto dal vivo al racconto della lenta decadenza della media borghesia italiana.
I piccoli imprenditori della Milano Anni Ottanta e Novanta - pubblicità, agenzie di comunicazioni, servizi alle aziende - annaspano nella mancanza di lavoro, di commesse e per la prima volta - dopo anni in cui hanno potuto permettersi molto e spesso di più (e a molti non faranno pena) - vedono ridurre le capacità di spesa fino a cominciare a porsi l'interrogativo sul futuro, loro e dei loro figli.
Non è catastrofe come per chi perde il posto di lavoro, ma questo solo grazie a quanto è stato messo da parte negli anni migliori da loro stessi o dai loro padri.

Gli anni scorsi era un bisbiglio. Un imprenditore non mostra mai di essere in difficoltà.
Oggi questo sussurro è una preso d'atto di fronte a ormai troppi anni duri. E se ne parla apertamente, nel mal comune, senza gaudio.
Non so se saranno loro i primi a scendere in piazza, o se più probabilmente - forzati al cambiamento - saranno gli artefici di un rinnovamento dell'impreditoria italiana, avendo rappresentato per anni una parte vitale e creativa della società Italiana.

Noi altri, non imprenditori (impiegati, medici ospedalieri, insegnanti, funzionari del pubblico o, come me, del privato) ascoltiamo silenziosi, accarezzando nel profondo del nostro cuore il nostro lavoro, sentendoci tutti in verità come appesi ad un filo.
Il filo di quella famosa e tanto decantata "filiera" dei trattati di marketing, la cui trama appare più sottile ogni giorno che passa.
Alcune parole magiche illuminano gli sguardi di questi imprenditori. Energia rinnovabile, fotovoltaico.
Conciliare il profitto con la tutela del luogo in cui viviamo?

Provare a scrollarsi le paure e immaginare che il cambiamento porti qualcosa di buono.

15 giugno 2010

Il bello della Tafelmusik

Per Tafelmusik non intendo la Musica da Tavola come la si intendeva nel Seicento, ovvero quell'insieme di composizioni musicali create apposta per i banchetti.

Ma neppure un simpatico tavolo musicale multicolore per bambini.

Di musica, a tavola, ho la fortuna di parlare spesso con alcuni miei colleghi di lavoro.

Data la leggera differenza di età (50-45-40-35), abbiamo vissuto momenti della storia della musica recente diversi ed ho ognuno ha un periodo, un genere che lo ha segnato in modo più o meno profondo.


Chi il fulgore del rock Anni Sessanta/Settanta e il jazz, chi - come il sottoscritto - il Punk e la New Wave degli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, chi l'evoluzione del Metal dai Black Sabbath ai Metallica, chi infine il vasto ambito dell'Alternative Rock Anni Novanta.


In questi giorni ci stiamo scambiando la playlist ideale del "nostro" periodo.

Cliccando qui si può accedere alla mia.
Chi vuole esplorare quella seconda vita del rock che fu il periodo dal 1976 al 1982, non ha che da scegliere (in neretto i titoli per me sentimentalmente capitali).

13 giugno 2010

Dica 33

Questa è una delle ultime foto del 33, tratta Centrale - Porpora - Lambrate.
Oggi è domenica e sono uscito apposta per salirvi un'ultima volta. Da domani verrà sostituito da un normale bus.
In questi ultimi anni ho apprezzato molto andare la lavoro con questa carrozza sferragliante, dai sedili di legno scomodi ma dalla forma tondeggiante e dal color legno bruno. Una delle piccole azioni quotidiane che lentamente mi hanno conciliato con Milano.
Mi piacciono le sue lampade di vetro Liberty, i sostegni di metallo dal disegno armonioso.
Ma come racconto nelle poesiole mattutine, era diventato troppo pericoloso. Si rischiava ogni giorno di venire arrotati alla fermata, dato che il tram si fermava vicino alla linea di mezzeria di Via Porpora, costringendo il passeggero ad attraversare la strada e affrontare pirati della strada di ogni risma lanciati a ottanta all'ora.
Invece di cercar di far rispettare il codice della strada - che impone di non sorpassare il tram da destra quando è fermo - il Comune ha approfittato della mancanza di educazione per eliminare il mezzo stesso con un più economico (?) bus.
Un po' come se di fronte al furto di un bell'oggetto, invece di perseguire il ladro, si decidesse di togliere dal mercato la merce per sostituirla con qualcosa di più moderno.
Il 33 comunque rimane. Per ora continuerà a fare un'altra tratta del suo percorso.
Ma non sarà più quella linea un po' misteriosa che sembra andare in direzioni opposte per poi finire sempre dalle parti di Lambrate.
Soprattutto io non potrò più prenderlo e mi mancherà un po'.

19 aprile 2010

Design fiammingo a Lambrate

Il FuoriSalone consiste in una serie di eventi, mostre, manifestazioni e spettacoli che vengono organizzati a Milano a latere del più ufficiale e paludato Salone del Mobile.

Non sono stato in centro - il cosiddetto Brera Design District (oh yeah!), dove storicamente hanno luogo gli eventi più ricercati dal popolo trendy e gli happening a maggior tasso alcolico da cocktail - ma nel più periferico quartiere di Lambrate, dove una incrocio di poche vie composte in gran parte da ex-capannoni industriali riconvertiti in loft e spazi espositivi è diventato il centro di raccolta delle esposizioni dei designer olandesi.


Ecco come mi piacerebbe vedere Milano più spesso. Una città alla pari delle grandi città europee, dove le idee richiamano le persone curiose e dove ci si può riconoscere nel tentativo di conciliare modernità, creatività a vivibilità.

Questa mattina il sole primaverile rendeva meno malinconica l'idea che oggi, lunedì, Milano torna ad essere grigia, sgarbata e un po' spenta come sempre.

06 aprile 2010

Speakers' Corner

A Londra, sono andato a curiosare allo Speakers' Corner.

Per chi non lo sapesse è quell'angolo di Hyde Park dove la domenica mattina chiunque può salire su un panchetto e arringare la folla, libero di dire quello che vuole fino a quando qualcuno lo sta ad ascoltare (e fino a quando la polizia considera quanto viene detto rispettoso della legge).

C'ero stato circa trent'anni fa ed ero convinto che oggi, negli anni dei media invasivi e della rete, fosse ormai un luogo caduto in disuso, obsoleto sito di comunicazione verbale verso pochi, laddove se oggi non proclami in sei righe qualcosa ai tuoi 400 amici di Facebook sei meno di uno zero.

Viceversa l'angolo era vivo e affollato più che mai, nonostante il freddo pungente.

Per lo più santoni, fanatici religiosi, imbonitori, visionari un po' fuori di testa, nazionalisti che al confronto il leghista Castelli è un pericoloso comunista, sicuramente anche abitudinari nella loro smania di convertire.

Tuttavia, ai miei figli (che si sono divertiti come pazzi) ho spiegato che quella dello Speakers' Corner è un po' la metafora della Gran Bretagna, del suo spirito dialettico e tollerante al tempo stesso, dove chi argomenta deve farlo in maniera convincente e deve saper mantenere il punto anche di fronte ad una platea scettica e difficile, pronta a porre obiezioni anche dure e imbarazzanti, e dove chi ascolta deve argomentare a sua volta in maniera civile, senza mai deviare nel linguaggio violento, né (inconcepibile) nel manesco.

Come dice la voce di Wikipedia citando un uomo politico inglese, un luogo dove "la libertà di parola viene estesa anche a ciò che è irritante, causa di contenzioso, eccentrico, eretico, scomodo e provocatorio almeno fino a quando non degenera nella violenza".

Anche abbastanza impressionante è stato vedere un gruppo di musulmani che attaccava verbalmente in maniera molto caustica (e con odio palpabile), l'invasato predicatore ebraico qui sotto.

Alla fine si è avvicinato un uomino alto un metro e sessanta con naso da clown e parrucca giallo canarino che ha cominciato ad arringare la folla usando una mimica straordinaria e un linguaggio verbale totalmente inventato, scimmiottando l'inutilità del cicaleccio dei politici di oggi (a metà strada tra un Berlusconi afasico e uno Scarpantibus di Giorgio Bracardi).
La folla si è sbellicata.

Quando è sceso dallo sgabellino ha cominciato a parlare con il suo compare accompagnatore, sfoderando - tra un "porco qui" e un "porco là" - un inconfondible accento ciociaro.
Di colpo mi sono ritrovato catapultato nel più paradossale luogo comune di un Totò e Peppino all'estero che conquistano il popolo inglese... e il bello e il brutto è che era tutto vero.

Tutte le foto © Arimondi