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17 giugno 2012

L'iPad e i pupi

La tristezza al ristorante nell'assistere allo spettacolo dei genitori che piazzano il figlio di fronte all'iPad mostrandogli i cartoni animati.

Non sarebbe meglio mostrargli la meraviglia di luoghi e di persone che li circonda?


Foto di umpcportal

12 novembre 2011

06 settembre 2011

Facebook killed the blog star (part 1)

Ho sempre ammirato la battuta fulminante, l'aneddoto che in poche frasi circoscrive una vicenda ed è capace di estrarne il succo con ironia.
Ma eccomi qui in Facebook (d’ora in poi fb) in compagnia di un esercito di piccoli aforisti, wannabe Oscar Wilde in erba che sintetizzano la loro vita quotidiana in massime di apparente acume ed efficacia nell'immediato, ma di disarmante e proterva banalità sul medio termine.

Disarmati, i copywriters delle agenzie pubblicitarie impallidiscono di frustrazione di fronte alla abilità  degli utenti di fb più svegli nel promuovere la propria esistenza con slogan fulminanti e irresistibili degni di una campagna finto-provocatoria di Oliviero Toscani.

Ma voglio vederci tra dieci anni a rileggere le stronzate partorite quotidianamente, inorriditi nello scoprire le migliaia di ore perse di fronte al video e rubate alla vita, quella vera.

Fb replica quasi sempre la cerimoniosità ipocrita dell'incontro veloce da sveltina sociale e il desiderio compulsivo di partecipazione, di far parte di qualcosa.
Nella migliore delle ipotesi, si rivela sostituto appena "correct" di Meetic, il social network propugnatore del cuccare.

L'ottusa meraviglia espressa a bocca aperta se parliamo del nostro presente, l'alone nostalgico da lacrimuccia se proiettato nel passato (le foto e i tag della nostra "avventurosa" adolescenza, i video dei nostri beniamini ex-ribelli gonfi del rock 'n'roll), l'entusiamo dell'"ah che bello" se proiettato nel futuro, tutti coinvolti nall'anelante buonismo della campagna etica o bioetica della settimana.
Eccoci ad esaltare la dimensione fugace e superficiale delle persone, delle cose e degli eventi, distillando massime da Baci Perugina.

Come in una composizione aleatoria potrei forse – con un po' di tempo a disposizione - stupire gli avventori, seminando a caso lucide frasi e costruendo immaginari frammenti di vita splendida e  appagante, sommo re degli hipster.
O essere pecoreccio al punto giusto per mimetizzarmi tra gli "amici" di Totti e i fan di Alvaro Vitali.
 

Ma a me terrorizza l'esternazione nella vita reale, figuriamoci quella in rete. Quindi “condivido” male e poco.
La nobile parola "condivisione" (che faccio una fatica boia a mettere in pratica nella vita reale, anche solo in famiglia), fa francamente sorridere se applicata all’immateriale e fugace fb, dove la volontà primaria è in genere quella di condividere ed affermare una cosa sola: il proprio ego.

Facebook killed the blog star (part 2)

A costo di apparire moralista e antipatico, quelle del post precedente sono solo alcune considerazioni di mezza via sull'uso di fb.
Erano posteggiate negli appunti da tempo e mi sono astenuto per un po’ dal pubblicarle perché avrei voluto evitare per una volta di fare lo snob nei confronti di ciò da cui molti traggono piacere, soddisfazione e a cui dedicano molto del loro tempo.
Sono abituato alla mia inattualità. Detestavo i primi “telefonini” per la loro pretesa di rendere tutti sempre reperibili. La storia mi ha dato torto: la maggioranza desidera ardentemente essere sempre reperibile e i cellulari sono dappertutto.
A dare una ulteriore colpo alla mia schizzinosità è l’importanza che i social network hanno mostrato nelle ultime elezioni politiche: capaci di compattare un consenso alternativo che è stato (e sarà) determinante per il risultato e di cui si è parlato fin troppo poco su altri media.

Ma come evitare, siore e siori, di tratteggiare  il profilo sociologico dei nostri utenti di fb?

Fb richiama l'allegrone spensierato, quello con la risata lunga trenta vocali e i gattini teneri teneri.
Richiama come il miele le api il malinconico maturo nostalgico dell'adolescenza "ribelle”, dedito compulsivamente a proporre video musicali risalenti ai gloriosi tempi della sua epopea privata, circoscritta al quartiere sotto casa.
Esalta il depresso da pedata in culo che stigmatizza ad ogni attimo le catastrofi politico-sociali e culturali del paese o che vomita il suo spleen esistenziale.
Amplifica il finto trasgressivo stiloso, sagace lettore del Rolling Stone italiota, quello che osserva Iggy Pop in foto insieme a Donatella Versace senza provare il devastante - e troppo romantico - colpo al cuore che prova il sottoscritto.
Insomma sembra incoraggiare coloro che - come direbbe la mia mamma - “parlano perché hanno la lingua in bocca”.
Oppure è solo perché mi sono scelto “amici” strambi?

Rigetta viceversa l'imploso sociale e il marginale, il quale per altro difficilmente ha un computer collegato in rete.
In sintesi, allontana da sé e rifugge il dolore reale.
Ditemi un po’, mai letto su fb uno stato del tipo:  "Oggi mi preparo per la chemioterapia e stamattina vorrei impiccarmi al ponte dietro casa"?

Facebook killed the blog star (part 3)

Mi sono iscritto a fb molti mesi fa.
Ho pensato che avrebbe potuto essere utile al mio lavoro, oltre che soddisfare la mia curiosità da smanettone e voyeur sociale.


A differenza di alcuni conoscenti che hanno deciso di accettare qualsiasi “amicizia”, ho cercato di selezionare i veri amici e i conoscenti e, per quanto riguarda il lavoro, solo le persone effettivamente conosciute (tranne, lo ammetto, qualche eccezione cui non ho saputo resistere, e vorrei vedere voi).
Quando riesco, faccio un giro e il mio ego è appagato nell'apprendere che i miei oggi 199 amici sono nella media dell'utente medio, anche se così pochi rispetto ai miei “amici” più assidui.

Mi sono commosso un po' nel riconoscermi in foto dimenticate, distribuisco i miei mi piace quando leggo qualcosa per cui sorrido, ho selezionato Carmelo Bene e Stanley Kubrick tra i miei artisti preferiti, ho sorriso rivedendo un vecchio conoscente perduto tanti anni fa, sono diventato "amico" di qualche bonazza curiosa o di qualche anima timida e gentile, ho pubblicato una irrestitibile versione live di Sparks degli Who tratta dall’immancabile Wolfgang’s Vault, sono stato contattato da una simpatica liceale che voleva usare per la sua tesina una mia vecchia ricerca su D'Annunzio e il mondo musicale, ho sorriso agli auguri di compleanno ricevuti anche quest’anno (anche se non ho ancora imparato come si fa a ricevere notifica dei compleanni altrui).
Insomma un utente medio, anche se criticamente medio.

Fb è un'altra manifestazione della trasformazione della nostra cultura e della nostra conoscenza da analitica a sintetica, del passaggio dalla cultura basata sull'approfondimento alla cultura dell'immediato, del frammento, della citazione e della rapidità.
Ulterirore sacrificio dell’analisi in favore della sintesi.

Così rimpiango i blog - messi in crisi da fb e da Twitter (la sua versione cocainomane) - e l'obbligo che impongono di espandere il pensiero e di avere tempo per farsi leggere.
 

Fb e i social network, destinati a cambiare il mondo della comunicazione, sono l'inevitabile alternativa al’imminente tramonto lento della TV degradata.

Hanno già vinto, come vinsero i “telefonini”, ma sono per me già il fastidioso rumore di fondo di questi anni in rete, come una muzak invadente da cui ho sempre più bisogno di disintossicarmi con un po' di pensiero strutturato, come in queste righe un po' noiose.

31 maggio 2011

Milano - Napoli, 29-30 Maggio 2011



Questa era in canna da un po'.
Ed è interregionale, nel senso che va bene a Napoli come a Milano.

01 marzo 2011

Il Maghreb spinge alle porte o era già qui da sempre?

La premessa è che vedo in questi giorni cose allarmanti.
Un'arroganza mai vista nel potere istituzionale, che fa di tutto per difendere se stesso.

Mi allarma ancora di più che in pochi siano allarmati.
Chi ha saltato il fosso perché conviene, chi da anni si culla nella mercificazione della mente e dello spirito critico, chi dice di aver ormai visto tutto e scuote le spalle, chi sconsolato sostiene che "vale tutto", chi ha la visione anestetizzata dalla propria scorza di cinismo.

Non invoco alcuna purezza, ma solo la libertà di essere preoccupato e cercare di immaginare di poter fare qualcosa.


Uno dei metodi tipici per deviare l'attenzione dai veri problemi, in questi giorni di rivoluzioni nel Nord Africa, è quello di inventare i "nemici" alla frontiera, il terrore dell'invasione islamica.

Oggi mi è capitato per caso tra le mani un libro di cui non conoscevo l'esistenza e che non esiterò a comprare appena possibile. Alan Lomax, L'anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia (1954-55), Il Saggiatore, 2008.
Alan Lomax è un celebre musicologo e ricercatore americano che passò un anno della sua vita in Italia per registrare le manifestazioni della musica popolare italiana. Girando con il suo registratore a nastro insieme all'etnomusicologo italiano Diego Carpitella, attraversò la penisola in cerca di testimonianze musicali.
Le sue registrazioni - che non si limitano al patrimonio italiano - sono celeberrime, fanno ormai parte dei patrimonio dell'umanità e sono state tra l'altro usate nella musica pop (vedi per esempio Moby, Play).
Un'ampia selezione di registrazioni può essere ascoltata qui.

Quello che non sapevo è che Lomax fosse anche fotografo. Il libro presenta una serie di splendide foto in bianco e nero scattate in molti paesi italiani che documentano in modo commovente le persone che popolavano l'Italia rurale degli anni Cinquanta.

Osservando queste foto mi sono venute in mente le immagini della Tunisia, dell'Egitto e della Libia di questi giorni di ribellione. Uomini e donne civili, attanagliati da una miseria atavica, vestiti di poveri vestiti, ma armati di grande dignità.
Scrive Lomax che gli italiani del mondo contadino di quegli anni sono uomini piegati dal lavoro duro, che solo nei giorni festa possono permettersi un bicchiere di vino, rarissimamente un piatto di carne. Un paese dove le donne, coperte da veli neri, hanno la proibizione di uscire da sole o incontrare altri uomini. O dove gli stili canori, soprattutto quelli del Sud, hanno melismi che davvero si confondono con quelli della musica araba.

Guarda Guarda.
Ma quello che descrive Lomax negli anni cinquanta è un paese islamico del Nord Africa o la cattolicissima penisola italiana?

Povera Italia, così immemore della sua condizione di soli cinquanta anni fa.

10 febbraio 2011

La protesta del libro scintillante

In questi giorni prendo per buona una frase che risuona intorno a me, dicono1 pronunciata da Don Milani (anche se a dire il vero non ho trovato da alcuna parte conferma che sia stata veramente da lui pronunciata): “A cosa sarà servito avere le mani pulite, se le avremo tenute in tasca”.

Per quanto mi è possibile, sto cercando di partecipare civilmente e fattivamente a ciò che intorno si muove, perché quello che vedo accadere alle istituzioni mi piace sempre meno. Non che prima mi piacesse (anzi), ma in questi giorni ogni volta che leggo il giornale strabuzzo gli occhi (e non davvero per moralismo).
Di fronte a tutto ciò, semplicemente, come diceva la mia vecchia professoressa di filosofia del liceo, mi prendo il diritto di indignarmi. E di conseguenza preferisco indignarmi facendo qualcosa.

Ma al di là di ciò che faccio personalmente, preferisco parlare di Flash Book.


I ragazzi, universitari e liceali, si siedono per terra, in un luogo affollato durante il Sabato pomeriggio dello shopping. Piazza Duomo davanti alla Rinascente, Piazza Cordusio.
In silenzio, ognuno di loro legge un libro. Una lettura solitaria, fatta in mezzo a tanti altri, in mezzo ad altre letture solitarie.
Ognuno di loro protesta silenziosamente, leggendo. Non protesta per un unico motivo condiviso, ma per il proprio motivo.
Per affermare l'importanza della lettura, per controbattere al dilagare dell'ignoranza di chi non è capace di sostenere lo sviluppo dell'educazione.

E non è corretto dare a tutti costi un'intepretazione a questa “protesta”, perché
al centro sta il silenzio e il potere della lettura, offerto in maniera discreta ad una società che di solito urla.

Il passante passa, ironizza, chiede, si stupisce, alza le spalle, capisce, non capisce, brontola, sorride.


Una protesta apartitica e creativa che esprime un bel contrasto con l'impazzare violento che caratterizza la nostra vita pubblica. Violenza così riflessa nella vita quotidiana della Milano di questi giorni.

Vado a curiosare. Perché lì c'è mio figlio.
Colpito ancora dalla sua volontà di partecipare, di socializzare in maniera creativa e costruttiva. Orgoglioso di sentirlo così diverso da me nel suo essere estroverso e partecipativo.

1) Roberto Saviano, Intervento alla manifestazione di Libertà e Giustizia, Palasharp, Milano, 5 Febbraio 2011.

13 giugno 2010

Dica 33

Questa è una delle ultime foto del 33, tratta Centrale - Porpora - Lambrate.
Oggi è domenica e sono uscito apposta per salirvi un'ultima volta. Da domani verrà sostituito da un normale bus.
In questi ultimi anni ho apprezzato molto andare la lavoro con questa carrozza sferragliante, dai sedili di legno scomodi ma dalla forma tondeggiante e dal color legno bruno. Una delle piccole azioni quotidiane che lentamente mi hanno conciliato con Milano.
Mi piacciono le sue lampade di vetro Liberty, i sostegni di metallo dal disegno armonioso.
Ma come racconto nelle poesiole mattutine, era diventato troppo pericoloso. Si rischiava ogni giorno di venire arrotati alla fermata, dato che il tram si fermava vicino alla linea di mezzeria di Via Porpora, costringendo il passeggero ad attraversare la strada e affrontare pirati della strada di ogni risma lanciati a ottanta all'ora.
Invece di cercar di far rispettare il codice della strada - che impone di non sorpassare il tram da destra quando è fermo - il Comune ha approfittato della mancanza di educazione per eliminare il mezzo stesso con un più economico (?) bus.
Un po' come se di fronte al furto di un bell'oggetto, invece di perseguire il ladro, si decidesse di togliere dal mercato la merce per sostituirla con qualcosa di più moderno.
Il 33 comunque rimane. Per ora continuerà a fare un'altra tratta del suo percorso.
Ma non sarà più quella linea un po' misteriosa che sembra andare in direzioni opposte per poi finire sempre dalle parti di Lambrate.
Soprattutto io non potrò più prenderlo e mi mancherà un po'.

19 ottobre 2009

53 anni e il lavoro

Trovo doveroso - quasi a contrastare il senso di impotenza - fare un link a questo post de Il russo, che solleva un problema che è una voragine.

http://ilrusso.blogspot.com/2009/10/ho-53-anni-e-sono-disoccupato.html

01 ottobre 2009

La vittoria per la vita - Win for life

Non ci si illuda. Qui non si fa riferimento allo studio scientifico su qualche nuovo farmaco benefico.

L'Italia democristiana del boom e del post-boom Anni Sessanta e Settanta otteneva il consenso cercando di offrire a tutti un posto di lavoro nella amministrazione pubblica.
Generazioni di giovani italiani sono cresciuti, nel bene e nel male, con il miraggio realizzabile di vivere una tranquilla esistenza lavorativa, più o meno nascosti dietro il banco di qualche ufficio postale o comunale e con un dignitoso stipendio garantito a vita.

Lo Stato di oggi, liberista e intraprendente, ma a corto di fondi e di idee, cambia strategia.

Lo Stato vi offre ancora un dignitoso stipendio garantito a vita.

MA SOLO SE AVETE UN GRAN CULO.


Questa la "filosofia" con cui Sisal (concessionario dello Stato per la gestione di giochi) ha lanciato il nuovo concorso Win for life, che offre ai vincitori non più un unico monte premi, bensì un premio rateizzato in tranche di 4000€ mensili per ventanni.

Non c'è più lavoro? Non c'è più stipendio?

Vabbé, consolatevi, potete sempre comprarvi il miraggio dello stipendio.

13 settembre 2009

Ma i funerali di Stato no...


E' da quando ho infilato il costume il 7 Agosto che non avevo un pensiero di sinistra.
Stavo molto bene, in realtà.
Ora, con il rientro, si stavano naturalmente riaffacciando.

Poi ho visto Veltroni ai Funerali di Stato di Mike Bongiorno.

I pensieri di sinistra sono di nuovo fuggiti.

PS La foto sopra la tengo insieme a quella di Vasco Rossi. La mostrerò ai miei figli quando mi chiederanno di iscriversi allo IULM.

12 settembre 2009

Panem et circenses

Episodio di metà agosto.

Mattina ore nove. Mi arrampico sul piccolo villaggio greco che guarda il mare dalla montagne, per comprare il pane prodotto dall’ultimo forno a legna della regione.

L’anziano panettiere sessantacinquenne mi chiede che lingua parlo, esausto del mio vano gesticolare per descrivere del pane integrale.

“Inglese, Italiano…”

Alla parola “italiano” si illumina e comincia a ridere sguaiatamente, urlando a tutti i clienti in coda dietro di me: “Italianoooo, Berluscooooniii… Ragazza, belle, giovane… Grande Presidente Itaaalia… Presidente Europaaaa….”

Lo urla ammiccando furbetto al vegliardo grosso e ciccione vicino al banco, che mi si avvicina anche lui tutto eccitato, mi guarda negli occhi e, mimando il gesto inequivocabile dell’ombrello, mi fa, complice: “Berluscooooooni…. Cazzo duro…!!! (espressione che, non so perché, tutti i greci conoscono)”.

Il penettiere incalza: “Berluscoooni, Italiaano, maaffia, Presidente Europaaa… Elisabetta Queen (mimando una inequivocabile pecorina)… tutte donne Europa… (pecorina di nuovo)”

A quel punto non posso che fare l’ironico “Eh sì, vabbé, why not president of the world and Universe…”

“Sììììììììì…. Presidente Mondo, tutte donne belle fotti!!!”

Tento un ultimo timido “Yes… but Viagra…”

“Viaaagra… (sempre più forte) Berluscooooooooooooni! Presideeeeeeeeeente!”.

Dimenticavo di parlare ad un vispo ultra sessantenne…

La scena è penosa. La coda dietro di me è ormai lunga. Tutti gli uomini ghignano, le signore sorridono timidamente chinando il capo, non so se vergognandosi di me o dei loro uomini.Sorrido, abbozzo, sogghigno anche io (cliché dell’italiano macho da difendere), faccio il simpatico, pago e me ne vado.

Un tempo eravamo famosi all’estero solo per Paolo Rossi e Roberto Schillaci. Celebrità pallonare a cadenza quadriennale. Oggi abbiamo altre celebrità.

Pensavo di aver capito cosa dicono i commentatori quando sostengono che Berlusconi, come un imperatore romano, mantiene il potere offrendo alla gente panem et circenses, il minimo che serve a vivere dignitosamente unito allo svago e al divertimento delle sue TV.

Invece è più semplice: con lui a capo del governo, mentre vai a comprare il pane ti capitano queste penose scene da circo.

03 marzo 2009

I cultori dionisiaci della musica ritmica


Ieri sera ripetevo con mio figlio dal libro di storia. La nascita di Atene: Draconte, Solone, Ipparco, Clìstene.
Quanti ricordi e soprattutto quanti personaggi ed eventi che non ricordavo affatto...

Poi l'occhio mi cade su un riquadro giallo, di quelli che servono per approfondire un concetto o per definire un termine particolare, in questo caso quello dei misteri dionisiaci:

"Si credeva che l'eccitamento derivante dal vino o da una qualsiasi forma di esaltazione collettiva preparasse i fedeli ad accogliere l'ispirazione divina. Ancora oggi, del resto, alcuni cultori di musica ritmica cercano nella droga e nel contatto tendenzialmente orgiastico col pubblico la liberazione della fantasia e l'agile felicità dell'improvvisazione (anche se poi, in realtà, ottengono solo il risultato di rimbecillire)."
A. Camera - R. Fiabetti, Corso di Storia Antica e Medievale, II edizione, Zanichelli, 1992, 1997, pag. 133.

Mi pare splendido essere definito un "cultore di musica ritmica" e invidio tutti coloro che amano la musica non ritmica perché chissà quale inesistente ed extramondana musica ascoltano.
Mi dispiace anche essermi perso tutte (dico tutte) le orgie a cui avrei potuto partecipare e che invece mi sono sfuggite.
All'"agile felicità dell'improvvisazione" (termine a mio avviso involontariamente sublime) ho invece sempre aspirato e la musica mi ci ha quasi sempre condotto, per fortuna.
Per il rimbecillito, a quarantasei anni posso dire che hanno perfettamente ragione.

Certo è che con tutto l'affetto che posso avere per il Camera-Fabietti (che secondo i revisionisti di destra è un libro "di parte", che ha "plagiato generazioni di italiani" e al quale sono quindi riconoscente), questo incredibile paragrafetto potevano risparmiarselo.

Però rido e penso a quella meravigliosa battuta di Andrea Pazienza, raffigurante una mamma dagli occhi strabuzzati e urlante:
"Oh cielo! Mio figlio si fa le mele!!!!"

18 febbraio 2009

Mortgage plan

Dopo il piano anticrisi da 787 miliardi di US$ di ieri, oggi Obama non ha indugiato a mettere sul piatto altri 75 miliardi di dollari in aiuto alle famiglie americane che non possono più permettersi di pagare i mutui impazziti.


D'altra parte oggi sulle home page di tutti i principali quotidiani italiani, nessuno, a parte Il Sole 24 Ore, parlava del piano di ieri, da vari analisti considerato storico.

Qualcuno sa ipotizzare uno o più motivi?

18 gennaio 2009

What (fucking) else


Diciamocelo.

Il vincitore commerciale della passate feste non è la Nintendo Wii, come forse ci si sarebbe potuto aspettare visitando un qualsiasi centro commerciale nei giorni prenatalizi (l’ho comprata per i figli e ora mi ci sto felicemente consumando occhi e muscoli) ma, complice George Clooney, la famigerata macchinetta per il caffè Nespresso.


Ne uccide più l'icona di Hollywood che la spada.


Passando nei giorni prima di Capodanno per il centro di Nizza si osservava una lunga coda che usciva da un negozio dalla apparenza più simile ad una gioielleria che a uno spaccio di caffè, a partire dall’insegna a caratteri dorati su fondo nero.

Incurosito da tale affollarsi di signore in pelliccia, distinti signori in paltò, intere famiglie con passeggini e austeri nonnetti cerco di capire che nesso ciò possa avere con il caffè e il mio istinto cinico-sociologico mi dice di introdurmi nel locale.

Due stewards mi chiedono subito se voglio un caffè, ma l’ho appena preso e devo sedare il mio istinto genovese. E poi dà fastidio quando in un negozio ti assalgono subito all’arma bianca.


All’interno, in esposizione, almeno dieci modelli dall’aspetto tondo e ciccio, come delle Bugatti dai colori eleganti e seriosi (design Pininfarina?) o come la nuova 500 (solo che in questo caso di veri e non metaforici macinini si tratta).

I signori di prima si accalcano per toccare manopole, accarezzare rotondità e luccichii di acciaio anodizzato. Prezzo, da 149 euro in su, fino a 1500.


T’ho venduto l’hardware, mo’ beccati er software


Lo spettacolo notevole è però il banco delle cialde (pardon "capsule", pardon cru).

Qui i marpioni del marketing hanno inventato l’ennesimo gancio redditizio. Facendo leva sulla bevanda più amata dagli Italiani, sulla loro eterna rincorsa al “voglio ma non posso”, sul loro ipotetico "innato" senso estetico (?), sul loro luccicante amore bovino per la Ferrari “che vince sempre”, hanno ideato una serie di cialde al cui solo sguardo anche un manovale della camorra si sente un raffinato stilista, confezionate con una cura e “eleganza” da farli sembrare serie numerate di gioielli, adatti a posare accanto al nuovo Blackberry cromato e alla sinuosa depuratrice che rende più potabile l’acqua già potabile.


Gigantografie alle pareti immartalano le cialde quasi fossero trousse di Lancome. Tinte metallizzate che richiamano ai colori della auto più prestigiose per rappresentare essenze rare come il Sandona colombiano, il Goroka di Papua o lo Yunnan cinese, di cui certo sentivamo la mancanza.

Peccato che abbiano nomi imprbabili come "Livanto", "Volluto", "Cosi" (senza accento) o "Finezzo" quasi che sian state battezzate da un commesso viaggiatore lituano tornato da un week-end a Rimini.


Avvenenti commesse si prodigano a far assaggiare o annusare le essenze più originali. Coppie litigano su quale modello starà meglio in esposizione in soggiorno e quale color di cru meglio si addice alla tappezzeria.

Perché il macinino e il portacialde sono così belli che devono stare in salotto accanto al plasma 60 pollici.


La sublime esperienza


E' quanto ti vendono.

Tanto di cappello ai signori del marketing e ai loro compari pubblicitari senzaddio.


Quando cominciò a diffondersi il "telefonino", da triste intellettualoide di sinistra gridai alla perdita comunicativa, alla definitiva fine della dialettica tra esseri umani che si guardano negli occhi.

Non mi sbagliavo nella sostanza, ma nella forma eccome se mi sbagliavo. Ora in famiglia abbiamo 5 cellullari e se non ce l’hai sei un genitore irresponsabile, oltre che inibito al lavoro.


Ora ho imparato e so per certo che Nespresso è il prossimo elettrodomestico che invaderà le case degli europei. Anche francesi e inglesi abbandoneranno le brodaglie nere e si convertiranno al succedaneo modaiolo del caffè espresso.

E fra cinque anni non averla sarà come non avere il frigo, che agli inzi del secolo veniva messo in salotto come oggetto di prestigio. Roba da sfigati.


E prima che il cielo ci caschi definitivamente sulla testa - saggio Asterix - non voglio passare più per sfigato!


"La nostra visione è (...) diventare l’icona del Caffè Perfetto a livello mondiale"
Dal sito istituzionale della Nestlé Nespresso S.A.

09 novembre 2008

Yes, We Are Different


"Yes we are different" mi appare un'iniziativa da condividere. E' giusto, indispensabile, far sentire la propria voce quando ne viene data l'occasione.

Iniziativa che "nasce da una frustrazione da un sentimento di vergogna ed indignazione nei confronti dell'inciviltà e della volgarità della politica italiana, e naturalmente delle esternazioni del Presidente del Consiglio.
Noi non ci riconosciamo e vogliamo marcare la differenza".


Fate click sul link:
Yes, We are Different

03 novembre 2008

Everyone has their price

Il cinico impersona il cinico e fa la figura del pirla (però più ricco).