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30 giugno 2012

Cieli d'Europa, ora di punta


Flightradar24 è uno sito web dove vengono tracciati in diretta - grazie ad un gruppo di circa cinquecento volontari - i voli europei.


In pratica, un utilizzatore che si collega al sito, conoscendo il numero un qualsiasi volo aereo, lo può seguire dal decollo fino all'atterraggio, visualizzandolo in diretta e in movimento sulla mappa satellitare di Google.

Unica condizione è che l'aereo sia di dotato di transponder ADS-B, tecnologia di controllo del traffico aereo.
Ad oggi, circa il 60% dei voli di linea lo sono.

Quella raffigurata qui sopra era la situazione dei voli alle 12:22 di un qualsiasi giorno infra-settimanale.

L'autostrada Milano-Brescia appare meno trafficata.

05 novembre 2011

Forzati dell'advertising



In tema di sovraccarico da informazione, da qualche tempo sui voli Alitalia Milano-Roma ogni passeggero trova di fronte a sé un monitor incassato nel sedile posto di fronte.
Non di quelli pensili, distribuiti ogni tre quattro file, ma un monitor singolo dedicato per ogni passeggero.

Il monitor è acceso per tutto il volo e propone pubblicità quasi a ritmo continuo.

Durante il mio volo più recente solo dopo un po' di ricerche sono riuscito a spegnerlo; non esiste infatti, mi è parso, un pulsante di accensione, ma è necessario agire sul pulsante brightness che si trova tra i comandi posti sul bracciolo destro, portando il controllo a zero.

La totalità dei passeggeri che mi circondavano, apparentemente non infastiditi, hanno lasciato sfarfalleggiare lo schermo per tutto il volo.

Per quanto mi riguarda mi aspetterei da Alitalia quanto meno uno sconto per dovermi ingozzare di pubblicità forzata anche a diecimila metri di altitudine a causa di un monitor posto a venti centimetri dalla faccia.

Unica nota positiva, per questa volta mi sono state risparmiate le candid camera un po' dementi che di solito infarciscono le programmazioni ad alta quota.

06 giugno 2011

Zimbello low cost

La recente campagna promozionale di Ryanair, che si direbbe una leggenda metropolitana ma che è invece vera (leggi qui), ha qualcosa di emblematico nel mostrare quanto i media possano ritorcersi contro chi ne abusa.

Pane per gli avvocati del cav, ma anche dimostrazione di quanto si casca in basso in quanto a credibilità delle istituzioni.

Tags tra gli altri: Homo politicus, Merci, Pekoreccio e ovviamente Viaggi.

13 giugno 2010

Dica 33

Questa è una delle ultime foto del 33, tratta Centrale - Porpora - Lambrate.
Oggi è domenica e sono uscito apposta per salirvi un'ultima volta. Da domani verrà sostituito da un normale bus.
In questi ultimi anni ho apprezzato molto andare la lavoro con questa carrozza sferragliante, dai sedili di legno scomodi ma dalla forma tondeggiante e dal color legno bruno. Una delle piccole azioni quotidiane che lentamente mi hanno conciliato con Milano.
Mi piacciono le sue lampade di vetro Liberty, i sostegni di metallo dal disegno armonioso.
Ma come racconto nelle poesiole mattutine, era diventato troppo pericoloso. Si rischiava ogni giorno di venire arrotati alla fermata, dato che il tram si fermava vicino alla linea di mezzeria di Via Porpora, costringendo il passeggero ad attraversare la strada e affrontare pirati della strada di ogni risma lanciati a ottanta all'ora.
Invece di cercar di far rispettare il codice della strada - che impone di non sorpassare il tram da destra quando è fermo - il Comune ha approfittato della mancanza di educazione per eliminare il mezzo stesso con un più economico (?) bus.
Un po' come se di fronte al furto di un bell'oggetto, invece di perseguire il ladro, si decidesse di togliere dal mercato la merce per sostituirla con qualcosa di più moderno.
Il 33 comunque rimane. Per ora continuerà a fare un'altra tratta del suo percorso.
Ma non sarà più quella linea un po' misteriosa che sembra andare in direzioni opposte per poi finire sempre dalle parti di Lambrate.
Soprattutto io non potrò più prenderlo e mi mancherà un po'.

06 aprile 2010

Speakers' Corner

A Londra, sono andato a curiosare allo Speakers' Corner.

Per chi non lo sapesse è quell'angolo di Hyde Park dove la domenica mattina chiunque può salire su un panchetto e arringare la folla, libero di dire quello che vuole fino a quando qualcuno lo sta ad ascoltare (e fino a quando la polizia considera quanto viene detto rispettoso della legge).

C'ero stato circa trent'anni fa ed ero convinto che oggi, negli anni dei media invasivi e della rete, fosse ormai un luogo caduto in disuso, obsoleto sito di comunicazione verbale verso pochi, laddove se oggi non proclami in sei righe qualcosa ai tuoi 400 amici di Facebook sei meno di uno zero.

Viceversa l'angolo era vivo e affollato più che mai, nonostante il freddo pungente.

Per lo più santoni, fanatici religiosi, imbonitori, visionari un po' fuori di testa, nazionalisti che al confronto il leghista Castelli è un pericoloso comunista, sicuramente anche abitudinari nella loro smania di convertire.

Tuttavia, ai miei figli (che si sono divertiti come pazzi) ho spiegato che quella dello Speakers' Corner è un po' la metafora della Gran Bretagna, del suo spirito dialettico e tollerante al tempo stesso, dove chi argomenta deve farlo in maniera convincente e deve saper mantenere il punto anche di fronte ad una platea scettica e difficile, pronta a porre obiezioni anche dure e imbarazzanti, e dove chi ascolta deve argomentare a sua volta in maniera civile, senza mai deviare nel linguaggio violento, né (inconcepibile) nel manesco.

Come dice la voce di Wikipedia citando un uomo politico inglese, un luogo dove "la libertà di parola viene estesa anche a ciò che è irritante, causa di contenzioso, eccentrico, eretico, scomodo e provocatorio almeno fino a quando non degenera nella violenza".

Anche abbastanza impressionante è stato vedere un gruppo di musulmani che attaccava verbalmente in maniera molto caustica (e con odio palpabile), l'invasato predicatore ebraico qui sotto.

Alla fine si è avvicinato un uomino alto un metro e sessanta con naso da clown e parrucca giallo canarino che ha cominciato ad arringare la folla usando una mimica straordinaria e un linguaggio verbale totalmente inventato, scimmiottando l'inutilità del cicaleccio dei politici di oggi (a metà strada tra un Berlusconi afasico e uno Scarpantibus di Giorgio Bracardi).
La folla si è sbellicata.

Quando è sceso dallo sgabellino ha cominciato a parlare con il suo compare accompagnatore, sfoderando - tra un "porco qui" e un "porco là" - un inconfondible accento ciociaro.
Di colpo mi sono ritrovato catapultato nel più paradossale luogo comune di un Totò e Peppino all'estero che conquistano il popolo inglese... e il bello e il brutto è che era tutto vero.

Tutte le foto © Arimondi

27 febbraio 2010

Blanco y negro a Madrid

La crisi economica che colpisce la Spagna in questi mesi è palpabile, ma non sembra scalfire il desiderio dei madrileni di socializzare fuori di casa e di scambiare parole e idee.
Quattro giorni a Madrid bastano per immaginare un possibile diverso modo di vivere, dove la voglia di comunicare e dialogare sembrano più diffuse di quanto avvenga da noi.

Illusione di chi annusa un frammento di vita urbana filtrato dalle guide turistiche?
Può darsi.
Facile passare per superficiali avendo poco tempo a disposizione (ma che c'è di male nell'approfitare della superficialità offerta oggi dai voli low cost, che mi permettono di visitare una capitale europea con pochi euro?).
Sta poi al singolo viaggiatore relativizzare, ricordando che una cosa è la routine quotidiana del proprio paese, capace spesso di tramortire l'entusiasmo e la poesia del vivere, altra cosa è gustare l'istantanea di una capitale pulsante di vita e di luoghi, dove le persone amano radunarsi per parlar fino a tarda notte.
Di certo Madrid è una città che si anima anche dopo le sette di sera e non si assopisce e rinchiude in se stessa come sembra invece voler fare la Milano di oggi.

A Madrid - a parte una serie di luoghi da vedere che non ho resistito ad elencare alla fine di questo post - ho scoperto due highlights che non conoscevo e che da soli valgono, secondo me, il viaggio.
Sono opere di artisti, guarda caso, opposti tra loro.
Luce e tenebra, vita e morte, successo sociale e solitudine profonda.
Joaquin Sorolla e Francisco de Goya.

Joaquin Sorolla o della luce.

Pittore molto celebre in Spagna, da noi non molto conosciuto, rappresenta a pieno titolo un'arte figurativa espressa ai massimi livelli. Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento potrebbe facilmente essere considerato un pittore conservatore, soprattuto se si pensa a cosa accadeva nella arti figurative in quegli anni in cui nuovi movimenti culturali e -ismi di ogni tipo stavano per rivoluzionare la sensibilità artistica contemporanea.
Eppure Sorolla, pur viaggiando spesso in città europee ed entrando in contatto con artisti delle avanguardie di quegli anni, continuò sempre a dipingere le sue spiagge, i figli, la moglie dall'aria dolce e rassicurante. Pur non mancando a tratti di cogliere aspetti sociali (i lavoratori delle campagne e dei villaggi spagnoli, gli orfani delle colonie al mare), complice il consenso della borghesia spagnola, Sorolla raggiunge la fama in Spagna unendo una talento e una tecnica pittorica eccezionale ad una volontà molto semplice: quella di rappresentare la bellezza intorno a sé.
C'è qualche cosa di incredibilmente alto nella sua capacità di cogliere la luce accecante del mare spagnolo, le ombre nette del mezzogiorno, le pieghe dei vestiti luminosi di donne di inizio secolo. La stessa luce che si coglie nel gardino che ospita il museo a lui dedicato e che fu la sua abitazione. Un giardino fatato, tra statue, zampilli di fontane, siepi di bosso e fiori, che, seppur oggi soffocato tra alcuni palazzi di un quartiere di Madrid, rimane un piccolo luogo miracoloso.


Francisco de Goya o dell'abisso.

Avete in mente i video di Chris Cunningham con la musica di Aphex Twin?

Per me rappresentano le paure e i terrori più ancestrali. Nulla di troppo volento, ma un po' come immergere un mestolo dentro al torbido dei nostri incubi e tirarne fuori il peggio: esseri deformi, giovani ghignanti, paesaggi post-atomici, angeliche figure femminili generate da una costola del "diavolo" in persona.



C'entra questo con Madrid?
Certo non mi aspettavo quello che ho visto nella sala più a Sud del Museo del Prado.

In questa sala si trovano i dipinti della cosidetta pinturas negras di Francisco de Goya.

L'uomo che aveva dipinto l'ammiccante Maja Desnuda o che aveva denunciato con il coraggio e l'efficacia della sua pittura la violenza dello stato totalitario che pure serviva, dipinse questi quadri alla fine della sua vita presso la casa denominata la Quinta del Sordo, quando, lui stesso sordo, solo e abbandonato da tutti, pensò che lì avrebbe vissuto i suoi ultimi giorni.

Sono dipinti che rappresentano il terrore per la vicinanza della pazzia e della morte, uniti però anche alla pietà verso la condizione di esseri viventi di cui si cerca di descrivere il destino apparentemente insensato.


Solo Francis Bacon e gli Espressionisti si avvicinano a tanto nel Ventesimo Secolo figurativo.
Non c'è molto da dire su questi dipinti.
Guardandole prende un senso di vertigine, disagio, sgomento: uomini dal viso distorto da un ghigno simili a visioni post-acido (proprio come nei video di Cunningham/Aphex Twin), divinità nefaste che sbanano i loro figli, uomini che lotteranno tra loro fino alla morte e senza apparente motivo, cani che affogano nel fango sperduti come un puntino su una tela, capre diaboliche che siedono a convitto tra esseri tremanti.
Un compendio dei terrori dell'uomo, che così spesso verranno utilizzate da altri nel corso di tutto il Novecento, fino ad oggi, "secolarizzati" nelle forme espressive del cinema, della letteratura, del videogioco.

Per quanto mi riguarda, ho avuto bisogno della luce di Sorolla per risollevarmi dall'emozione degli abissi di Goya.

Ma cos'altro c'è da non perdere a Madrid?

- Passeggiare per il centro a naso all'aria e con la mappa scoprendo i vari Barrios (a qualsiasi ora del giorno e della notte).
- Andar per tapas (ogni giorno tra le le 19 e le 22, ma anche prima. C'è sempre un valido momento per mangiare a Madrid).
- Il Museo del Prado (una giornata intera, se basta). Immensa la pittura nera di Goya e l'arte sacra di José de Ribera.
- Il Museo di arte contemporanea Reina Sofia (una giornata), passando dal centro culturale CaixaForum (un piccolo Beaubourg) e della stazione ferroviaria di Atocha (un giardino botanico circondato da passeggeri in transito).
- Il nuovo modenissimo quartiere a nord di Madrid (2 ore, da raggiungere in metro, la mia foto ad inizio post) con i suoi grattacieli mozzafiato
- Il mercato di San Miguel, mercato coperto dove non si vende ma si degusta qualsiasi tipo di delizia, dallo stocafisso alla trippa, dal churros al miglior vino di Spagna. Il tutto in piedi, tra gli amici.

15 agosto 2009

Cave I

Qui i quotidiani sono scritti in caratteri strani e non passa per l’anticamera del cervello di cercare “La Repubblica” (ammesso ci sia) negli scaffali dei chioschi, mentre la tentazione dell’on-line la riservo alla trasmissione dei post sul blog.

Intossicato da un anno di italianità urlata e di ostentazione estetizzante sobbalzo alla (per fortuna rara) targa “I”, che mi ritrovo mio malgrado a cercare compulsivamente con gli occhi ad ogni incrocio d’auto.

In panetteria, ieri, due grossi italiani tirano fuori un biglietto da 500 insistendo per cambiarli, grugnendo in un inglese da trogloditi. La signora al banco - fingendo ammirazione – prende in mano la banconota e, sorridendo, la usa come ventaglio. Loro riprendono il bigliettone e se ne vanno senza salutare.

Ieri sera sul piccolo molo notturno, gli unici italiani ammucchiati in comitiva vociante parlano tra loro di quella casa antica dal bel balcone arabeggiante che hanno “puntato” per chissà quale lungimirante investimento. “Ma il proprietario non si trova”.

Io lo spero ad Istanbul e che non si faccia mai trovare.

14 agosto 2009

Letture per la Grecia

- L’Internazionale, numero unico di Agosto. Una selezione settimanale di articoli tratti dalla stampa estera, pregevole antologia di giornalismo liberal, pieno di spunti su altri mondi e culture e su come ci vedono gli altri.
Antidoto alla paccottiglia nazionale. Perché, diciamocelo pure, il cavaliere (per ora) vince e stravince, riuscendo addirittura a
farci rifugiare – per assenza di alternative credibili – nell’osservazione degli altri mondi. Realtà che talvolta parlano della nostra situazione politica e sociale con misto di stupefazione e sconcerto, facendoci sentire illusoriamente meno soli.
Sia la rivista, sia l'argomento meritano approfondimento.

- Post-Punk 1978-1984 di Simon Reynolds. Maxiguida che credo non finirò mai, imprescindibile per capire cosa manca alla conoscenza del mondo parallelo dei suoni che nutre il mio spirito, in particolare in quel magico e fertile periodo di fine Anni Settanta.
Annotare come sempre gli album da ascoltare al ritorno, per tradurre le storie narrate in suoni concreti.


- I
classici che sta leggendo A., che ruberò mentre lui ne legge altri (Racconti di Pirandello, Vite parallele di Plutarco, Racconti di Verga).

Nessuna nuova lettura scelta dal sottoscritto. Prima della partenza, solo le energie necessarie a strisciare in libreria per scegliere guida e cartina stradale.


14 settembre 2008

La luce che circonda

Qualche mia nuova foto cliccando qui.
Qualche album monografico qui.

26 agosto 2008

Sicilia Meridionale 2

Una amica siciliana mi racconta che per ben due volte quest'anno, operai chini sui lavori stradali in città si sono fermati e, posando gli attrezzi: “Signora mi permette. Mi viene da recitarvi una poesia. Posso?”.

Dopo il consenso, eccoli intonare antichi versi, con la mimica accorata con cui la tradizione vuole che si accompagnino quelle parole.

Cercando di non generalizzare, una terra dove la bellezza sembra marchiata a fuoco nel carattere delle persone, anche quelle apparentemente più semplici.

Nel sud occidentale profondo della Sicilia, lontano dai luoghi di grande frequentazione turistica, esiste una dignità e un contegno, una mancanza di ostentazione gratuita sorprendente. Anche valutando l’influenza delle chiesa, anche valutando l’attenzione che viene data alla “morale” e alla cura dell’apparire con decoro.

Manca il senso dell’estetismo fine a se stesso, l’attenzione verso l’apparenza così soffocante negli italiani continentali. Nulla è mai sciatto e nello stesso tempo nulla appare mai eccessivo. Una sorta di “classicità”, simile all'albero siciliano della mia foto.

Ossigeno per gli occhi e per il cuore.

Sicilia Meridionale

Qui stupiscono i nomi delle vie ispirate alla conquista piemontese. Via Cavour, Piazza Umberto I, Via Garibaldi.
La sottigliezza gattopardesca dei siciliani deve averli indotti a tollerare il nome di queste vie perché non è certo il nome di una via che ti fa sentire conquistato (ingenui altoatesini, baschi e bretoni con i loro cartelli bilingui).

Chissà quanti nomi di vie fenicie, greche, romane, bizantine, arabe, normanne, spagnole, piemontesi hanno visto iscrivere sui muri nel corso dei secoli, guardando sornioni di sottecchi, dalla calma delle seggioline posate avanti i loro usci.

Scrivete, scrivete, che sappiamo bene chi comanda qui.

E per neppure un secondo ti può venire il dubbio che chi comanda qui sono le persone del posto, qualcuno confuso tra la gente, vestito allo stesso modo. Qualcuno che hai visto di sottecchi baciarsi sulla gancia con un compaesano ossequioso questa mattina al bar principale del paese, dove ti offrono specialità del posto quali cucchitelle e brioches con la granita al limone.

Qui sembra non essere ancora arrivata Ikea, né Dolce e Gabbana, neppure la mafia cinese di Gomorra. La globalizzazione sembra non aver ancora disintegrato le relazione tra le persone del paese, del rione, forse. Arriverà di sicuro, di sicuro ci prova notte e giorno con Canale 5, il digitale terrestre, Miss Italia, Veline, Amici. Arriverà presto o tardi, ma sarà comunque come lo vorranno i siciliani, legati al loro passato ricco di esperienza e quindi attenti a ciò che accade intorno.

Alla festa della Madonna del Soccorso tutto il paese partecipa vestito a festa: belle e giovani donne eleganti, vecchie grinzose a piedi scalzi con lo scialle delle Figlie di Maria, uomini incravattati, ragazzine che si fanno fotografare in digitale dai fidanzati vicino alla statua della madonna col bambino, dopo averle accarezzato la mano.

25 agosto 2008

Luoghi Comuni

Meno lontano di quanto si dice.
(la foto è mia)

13 luglio 2008

Visa vs. Palanche

Milano-Genova. Uscita barriera di Ge-Sampierdarena.

Cento auto in coda al casello "Pagamento in contanti".
Una sola auto, la mia (che vivo a Milano) al casello per carta di credito.

Genova-Milano. Uscita Milano. Barriera di Bereguardo.
Seicento auto in coda al Viacard.
Tre auto tre al pagamento in contanti.

Belin, che la carta di credito costa.

Come amo i genovesi e come amo ridere dei luoghi comuni.

03 marzo 2008

Calore umano

Milano, Metro Linea 1, ore 8,30

24 febbraio 2008

La danza della salvezza

"Aline ballava per la millesima volta la danza della salvezza e della perdizione, le mani sinuose disegnavano nell’aria gesti rituali mille volte ripetuti, e la gente distratta non capiva quanto destino e futuro contenevano” (Stefano Benni, Un volo tranquillo, da “La grammatica di Dio”, Feltrinelli 2007.

****

Quando salgo su un aereo non manco mai di osservare la danza della salvezza e della perdizione.

Mi incuriosisce e intenerisce l’hostess che con pazienza monacale ripete e mostra le procedure di sicurezza. Lo sguardo perso nel vuoto ma il gesto armonioso. Quasi un mantra.

Muove alternativamente le mani guardando avanti a sé, con grazia indica gli sportellini bianchi da cui dovrebbero scendere le misteriose maschere ad ossigeno, il movimento delle braccia - quasi una nuotata a rana - per mostrare le uscite di emergenza anteriori e laterali. Il giallo giubbotto gonfiabile, che vi assicuro che esiste, perché l’ho toccato una volta sotto il sedile. Il fischietto in cui non soffiano mai sul serio.
Il gesto secco con cui serra la chiusura della cintura, lontanamente bondage.

E sempre cerco l’hostess che tra cento altre, dopo chissà quante migliaia di ore di volo, sembra farlo ancora con convinzione. Quasi fosse possibile immaginare che quel gesto - ormai spesso teletrasmesso in sua vece da uno schermo basculante tremolante e fuori fase – possa ancora risvegliare l’attenzione di qualche passeggero. Qualche novizio. Qualche dodicenne entusiasta al primo o secondo volo. Qualche pendolare troppo stanco per sollevare il libro o il giornale.

Oppure mi piace pensare che, nonostante la ripetitività, ci sia narcisismo e desiderio di mostrarsi davanti ai passeggeri.
Una casta danza erotica dai gesti moderati e per questo più sensuale.

***

Ma i voli riservano anche altro.
L’altro giorno sono stato preso di sorpresa quando, dopo il primo volo Alitalia senza ritardo degli ultimi tre anni, mi sono visto porgere dalla hostess più carina un formulario su cui annotare il gradimento del volo.
Diabolici. Mi aspettavano al varco. Da mesi tenevano questi moduli nascosti tra i loro tramezzini rancidi, pronti a distribuirli a raffica al momento giusto. Erano anni che non osavano neppure toccarli quei moduli. Invece questa volta si sono portati a casa un massimo dei voti in quasi tutte le categorie (tranne un 1 a quella del cibo, per Dio!).
Anche il mio vicino ci è cascato. E i due bamboccioni dietro.

All’uscita l’hostess mi ha fatto un sorrisone d’intesa. Non saprò mai se era il sorriso d’ordinanza o se era per prendermi per il culo.

20 ottobre 2007

Trasferte

Arimondi allegro didatta a Trento
(ma, come sempre, quanta strizza prima...)

29 agosto 2007

Sacro e profano

Sacro e profano

Per vedere qualche altro mio scatto recente si può cliccare qui o, come sempre, nello spazio Flickr qui a destra.

27 agosto 2007

Re-load


Tre poche ore si ricomincia.
Con questo negli occhi e nel cuore sarà più facile?

Spiaggia di Tréguennec, regione del Finistère, Bretagna.
P.S. Per i pochi con qualche dubbio, quello nel trabiccolo a vela NON sono io.

03 maggio 2007

L'essenziale senza tempo

Sono rimasto sbalordito di fronte ad un'opera architettonica che ho potuto visitare durante un giro nel nord-est, qualche giorno fa.


Ciò che sorprende di questo edificio non è solo la bellezza intrinseca, quanto la sua modernità. Modernità che si mostra nella facciata (che potete ammirare qui sul sito ufficiale), ma secondo me soprattutto nel retro della costruzione (vedi le mie due foto seguenti) , la cosiddetta "facciata Sud".

Si tratta di Villa Foscari detta "La Malcontenta" sul Naviglio del Brenta, Mira (VE), finita di costruire dal Palladio nel 1558.
Dicasi 1558.


E' vero che le recenti tendenze architettoniche, a partire dai movimenti del primo Novecento per arrivare al Post-moderno ci hanno abituato da una parte all'utilizzo di forme asciutte e lineari, dall'altra al recupero di stilemi classici o neoclassici; ma questa appare veramente un'opera senza tempo, di una bellezza essenziale, che ispira stabilità e rigore, vivacità e gioia al contempo.
Un edificio che, costruito così, oggi, tale e quale, ancora susciterebbe ammirazione.

La rivista House & Garden l'ha definita "forse la più bella casa del mondo".
E' patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Il suo grande giardino è fatto apposta per essere ammirato da chi si affaccia ad una delle grandi e luminose finestre poste sul retro.

Per i curiosi, la Malcontenta si dice sia stata la bellissima giovane sposa di uno dei nobili Foscari, la quale, a causa della sua infedeltà, fu confinata in questa magnifica proprietà, che tuttavia era allora in una zona paludosa e malsana (detta guarda caso anche'essa "Malcontenta").
Lontana dai fasti della Venezia del tempo, la giovane bellissima si immaliconì a tal punto da dare il nome alla casa che abitava.