Approfittare dell'occasione di non scrivere solo per sé, per confrontare il proprio pensiero con ciò che accade intorno. Insomma, per vedere - non più di nascosto - "l'effetto che fa".
14 gennaio 2012
10 dicembre 2011
20 settembre 2009
Giardini dell'anima

Mi piacciono le mostre che si concentrano su un momento breve ma definito della vita di un artista e cercano di restituire questo momento nella sua completezza. Le preferisco alle defatiganti mostre monografiche, di cui si ricordano poi solo schegge sparse e folle oceaniche.
La Mostra di Claude Monet sugli ultimi suoi anni (Il tempo delle ninfee, Palazzo Reale, Milano) presenta infatti solo 20 dipinti e in più permette di perdersi nella bellezza della natura, cosa che mi è stata molto gradita sull’orlo del baratro autunnale.
Monet amava massimamente dipingere la natura e aveva cercato di ricostruire nei giardini di casa sua a Giverny tutta questa bellezza.
L’immagine qui sotto mostra la pianta dei giardini, dove la parte lacustre (con il famoso ponte giapponese dipinto decine e decine di volte) era raggiungibile da un sottopasso sotto la ferrovia. Qui Monet si rifugiava, dedicando giornate intere alla riproduzione su tela della complessità cromatica dei riflessi di un ciuffo di fiori sull'acqua increspata da alghe multicolori.
Sorprendente è anche scoprire come l’iniziatore dell’Impressionismo, alla fine della sua vita (siamo alla fine degli Anni ’20), sia in grado di dipingere quadri di una densità cromatica che rimanda quasi (vedi immagine sopra) all’espressionismo astratto di molti decenni successivi.
Certo anche la mosta di Claude Monet si perderà nel sovaccarico informativo del 2009 forse, ma trascorrere qualche ora tra i colori trasfigurati di ninfee, canneti, glicini e roseti del giardino di Giverny è stato vivificante.
07 settembre 2008
27 marzo 2008
Occhio open air
Uscire dalla città per cogliere il legno vivo, il verde delle piante, lo scuro della terra e il calore degli oggetti usati dagli uomini che lavorano.
Qui sotto, qualche scorcio, attraverso il mio obiettivo.
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| Legno Terra Verde e Cielo |
03 marzo 2008
06 febbraio 2008
12 settembre 2007
Birdforgetting
Qualche mese fa scrissi di birdwatching e di come questa passione avesse coinvolto mio figlio dodicenne e di conseguenza tutta la famiglia, più volte allegramente lanciatasi in spedizioni mattutine con il gruppo dei birdwatchers torinesi sulla cima di brulle montagne o alla confluenza di fiumi padani. Libri acquistati, elenchi di nomi mandati a memoria, accessori a non finire (fischietti da richiamo, nidi, binocoli). Ebbene, serva da indicazione a tutti i genitori illusi di aver ispirato ai figli nobili discipline: arrivò la preadolescenza, arrivò Microsoft Messenger, arrivò l’ahimé non più posticipabile cellulare (13 anni è già un piccolo record, mi dicono….), arrivò l’implacabile e soffice irruenza delle volitive compagne di scuola, lo schiamazzo pelurioso di compagni bulletti, e con tutte queste cose arrivò l’oblio dei birdwatching.
28 agosto 2007
18 febbraio 2007
19 novembre 2006
Occhi al cielo
Per chi come me ha avuto l'adolescenza (e il resto dell’esistenza) segnata nel bene e nel male dalla musica, in particolare dal rock, è sorprendente osservare un giovane preadolescente come mio figlio appassionarsi a qualcosa di non trasgressivo, che non manifesta rifiuto verso il "potere" degli adulti e che anzi, ha tutti i crismi del “corretto", dell’ecologico, incontestabilmente integrato: il Birdwatching
La musica servì per affermare che dentro di me c’era qualcosa di “altro” rispetto all’educazione che avevo ricevuto, che c’era un “individuo” dietro alla faccia di ragazzino brufoloso protetto dai genitori. Sono meccanismi molto noti. Con il rock, con il punk, con l’immagine di trasgressione che questa musica offriva, con la possibilità di farla, cominciai a frequentare il mondo là fuori, con l’illusione che fosse “cosa mia”.
Certo, l’adolescenza dei miei figli è ancora dietro l’angolo ed è facile immaginare che troveranno altri modi trasversali per esprimere la loro voglia di crescere e di esser unici opponendosi all’ordine genitoriale. Lo faranno sorprendendomi, sicuramente.
Viceversa oggi la certezza è che ancora una volta imparo qualcosa da loro, capaci di trasmettermi l’energia di una nuova scoperta, cristallina e pienamente condivisa.
Dopo una domenica passata insieme ai ragazzi di Torino Birdwatching, un gruppo di birder di età compresa tra i 16 e i 40 anni, rimango affascinato di fronte alla leggerezza e purezza di questa attività, che mette in pratica il rispetto per la terra (e l’aria), non ha controindicazioni (neanche l’influenza aviaria, visto che si chiama birdwatching e non birdtouching), non protesta rumorosamente contro alcuno, non sfodera buffe masse muscolari né debordanti tanga con tatuaggio su natica, non pretende di vincere alcunché e invece si diletta nel produrre dettagliati elenchi di avvistamento, gioisce per la visione di tre Pivieri Dorati e per l’inaspettato passaggio di centinaia di gru a causa dell’improvviso abbassamento della temperatura del 1 Novembre scorso (foto © Mario Bocchi).
Io che non so distinguere un fringuello da un passero, mi ritrovo a inchiodare l’auto in mezzo alla statale all’urlo di mio figlio che annuncia che sul fiume parallelo alla strada è apparsa una Nycticorax nycticorax, cioè un Nitticora, cioè una specie di airone tozzo e un po’ gobbo.
Ma spesso sono ricompensato con visioni di questo tipo.
Giorni fa parlavo con un amico che sosteneva che per un adolescente oggi fare birdwatching può facilmente essere più trasgressivo della frequentazione del rock. Come se la Natura fosse molto più cool del ormai classico sex, drugs & rock’n’roll.
L’argomento è stimolante e apre un discorso molto ampio sulla capacità oggi da parte della musica di colpire la fantasia delle nuove generazioni. Ma di questo magari vi ammorbo un’altra volta.
Per quanto riguarda il mio piccolo, per distinguersi dal babbo rocker eterno adolescente potrebbe sempre rischiare di diventare un seguace del Twitching, versione competitiva, un po’ fanatica ed estrema del birdwatching.
A me non resta fargli ascoltare Surfin' Bird dei Cramps, sperando in un rigurgito di “sana” e sonica ribellione adolescenziale.









