Approfittare dell'occasione di non scrivere solo per sé, per confrontare il proprio pensiero con ciò che accade intorno. Insomma, per vedere - non più di nascosto - "l'effetto che fa".
25 giugno 2008
Doveva succedere
Il piccolo mi ha chiesto il nuovo CD dei Children of Bodom.
Lo confesso: non sapevo neppure chi fossero.
Il Metallo o dell'"a volte ritornano" (grazie anche al dilagare di Guitar Hero)
(Saranno pure ridicoli, però che tecnica...)
08 giugno 2008
Palestre
Questo strano luogo viene chiamato Il Cremlino dalla gente del quartiere e si trova a Milano.
C’è una palestra particolare in questo edificio. Gestita da un vigoroso e vitale britannico, non ha nulla a che fare con le patinate e luccicose palestre milanesi tipo GetFit, Virgin ecc.
Niente schermi giganti con AllMusic a palla, niente attrezzi con monitor incorporato propinantivi Sky News o le ultime quotazioni borsistiche, neppure aree con doccie termali, né spogliatoio con ampi specchi obliqui, non atmosfere ionizzate per farti respirare aria pulita (?), né corsi di Pilates (che a me ricorda sempre qualcosa simile alla crocifissione).
Mio figlio piccolo va alla palestra del Cremino. Che è invece una palestra in effetti molto "british" dove appena entri – sarà anche per l’aroma di sudore che ti fa subito capire che qui l’aria ionizzata non c’è, sostituita da una sana tensione agonistica - percepisci un’atmosfera alla Fuga per la vittoria e capisci subito che chi ci lavora qui lo fa per passione.
Mio figlio piccolo ci gioca a squash ed è diventato la mascotte non solo perché dicono sia bravo ma perché pare assomigli (in piccolo) a Peter Nicol, campione mondiale di squash che capita qui ogni anno (qui sotto mentre gioca proprio con lui).
In questo posto si sorride molto. E c’è un sacco di gente che viene e va a tutte le ore.
Cercarli più spesso questi posti dove si sorride molto.
Un po’ come quei luoghi dove si praticava il birdwatching, l’antica passione passeggera di mio figlio grande.
24 maggio 2008
22 maggio 2008
Illuso, ostinato e contrario
E' un periodo che penso che ormai loro sono la vera realtà dell'Italia.
Sono ormai normalizzati, sono diventati parte del panorama democratico, sono al governo e oltre che un sacco di rozze corbellerie e di interventi "ad personam" riusciranno anche a fare qualcosa di buono, perché tanto è tutto così degradato che non ci vuole molto.
Si respira un'aria di "condono ideologico".
E noi con i nostri "princìpi" siamo qui a prenderci sul serio, a commiserarci con le nostra sottile ironia, il nostro pungente cinismo, la nostra rabbia intellettuale, la nostra net-parrocchietta, le nostre citazioni alternative, il nostro rock "ribelle", la nostra illusione un po' spocchiosa e ipocrita di vivere "in direzione ostinata e contraria", dinosauri resistenti (onore a Wilson trend setter), ma pur sempre dinosauri.
Ciò non toglie che si resiste. Non è la resistenza che ci manca.
E fare qualcosa?
20 maggio 2008
18 maggio 2008
Indemoniato
Io rido e scrivo per esorcizzare (ma guarda un po'), ma non so quanto ci sia da ridere.
14 maggio 2008
13 maggio 2008
Boys will be boys
Giovedì scorso mi ha racconta della sua lunga e animata discussione pomeridiana con un gruppo di fascistelli del quartiere, occupati a reiterare banalità su “quando c’era lui”, sugli extracomunitari che “rubano il lavoro aglitaliani” e del suo tentativo di contrastarli dialetticamente e tenere alta la bandiera del Giorno della Memoria.
Nella puntata si mostra non solo l’ottusità di un certo pensiero di destra, ma anche la tristissima intervista ad un gruppo di quattrodicenni che sia fanno da sera mattina di canne, cocaina e acidi e dell’incredibile vuoto mentale delle migliaia di aspiranti partecipanti al Grande Fratello: sfigati palestrati marchiati DG sulla fronte, maniaci dotati di personal coach, tristi figuri dalle lenti a contatto colorate, cantanti sfigati e stonati tipo La Corrida, megere frustrate.
“Volevo fare qualcosa di originale”, mi ha detto...
Ancora un po' e chiamavo gli amichetti del quartiere.
La morale? Abbandonate ogni moralismo, o voi che entrate.
11 maggio 2008
Ari's back
Milano, Palalido, 16/02/1980, The Ramones Live
(Franco, sei contento? Non sono riuscito ad individuarti tra il pubblico però...)
Di queste foto amo tutto. Sicuramente perché c'ero e le ho scattate. Sicuramente perché ero molto giovane e a bocca aperta (con la macchina fotografica in mano però). Per i colori ormai un po' sbiaditi, per le pose straordinarie di Johnny, Joey e Dee Dee, per il fumo del Palalido (vedi sotto), per il rombo di adrenalina immediatamente successivo al "one-two-three-four", per i Chelsea che fecero da supporto, perché avevo appena provato l'ebbrezza della sala prove in Vico San Bernardino, per il cumulo di chiodi (che io mai indossai) ammassati sotto il palco (vedi sotto).
Ma soprattutto per il pubblico. Perché si percepisce una furia ribollente nel pubblico. Una incazzatura esplosiva.
Non erano anni belli. C'era molta tensione (diversa dalla tensione di oggi) ed a un concerto punk questo ci stava molto bene.
L'unico concerto degno di questo nome in quegli anni (1979) era stata Patti Smith a Bologna e Firenze. I Ramones - se non ricordo male - erano stati i primi ad accettare di tornare a suonare in Italia dopo che gli autonomi autoriduzionisti avevano bruciato il palco a Lou Reed qualche anno prima (1975?) e che tutte le agenzie di concerti si rifiutavano di portare gli spettacoli nel nostro paese.
Non a caso quella sera al Palalido c'erano anche parecchi fricchettoni.
Forse anche questo contribuiva ad alimentare una tensione più acuta. Si percepiva un "antagonismo musicale". Loro ci guardavano con disprezzo e stupore, ridendo della pochezza strumentale dei Ramones, dimenticando però che che ciò che contava (come sempre nel rock'n'roll) era l'attitudine. Noi li guardavamo già come dei vecchi rottami patetici.
Foto © Arimondi

