02 gennaio 2008

RCA (II)



- segue dal post precedente.

Dicevo, la RCA Italiana

La partita di pallone, i Watussi, Il mondo, la bambola, Che sarà. Basta citare queste cinque canzoni – a loro modo capolavori di melodia, ritmica, testo, arrangiamenti orchestrali e sound - per definire lo spirito di un’epoca.
Eppure non tutti sanno che dietro a molte di queste canzoni stanno gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra di Ennio Morricone e Luis Bacalov, i testi di Franco Migliacci, la direzione artistica di Vincenzo Micocci, la produzione di Lilli Greco, tutti supportati da dirigenti lungimiranti come Ennio Melis e Giuseppe Ornato.

Lilli Greco, oltre che valido musicista, era funambolo della sperimentazione, capace di manipolare i nastri in modo innovativo e di esigere il massimo dagli orchestrali e dei tecnici in studio, severo nel mettere a nudo i difetti interpretativi e compositivi (storici i litigi con Patty Pravo). Eppure non manca di ricordare che ciò che conta alla fine è la canzone, che la tecnologia a poco serve se manca il “mistero artistico”, quel qualcosa in più di indefinibile capace di muovere le emozioni.

“(...) in particolare il punto in cui lei pronuncia la parola “bambola”: ricordo che io ero nella control room a leggere degli appunti e in quel punto preciso distolsi lo sguardo dal foglio per rivolgerlo alla sala: ero stato come punto da uno spillo. (...) possedeva una scansione ritmica così perfetta da rivelare da sola l’esistenza di un talento fuori del comune. Tu puoi anche spiegare a un cantante quali sono i tempi di una frase, quando deve cadere, come va consumata, però poi basta una frazione di secondo a darle un senso completamente differente. Parliamo di milionesimi di secondo, in cui il “bo” di “bambola” può cascare indifferentemente prima o dopo. E quando casca esattamente lì dove avrebbe dovuto cascare, è un mistero inspiegabile. Patty Pravo, in quella occasione, fu perfetta.”

A me questo passo ricorda lo stupore di Lou Reed di fronte agli archi di Perfect Day.

E’ comunque abbastanza sorprendente che anche allora nessuno aveva modo di avere la certezza che un brano diventasse un successo: era questione di talento, di fiuto, di artigianato e di investimenti, ma alla fine era il gusto della gente a decidere.

Oggi quel modello non sarebbe più proponibile perché troppo cose sono cambiate, ma resta un esempio di come forse avrebbe potuto continuare ad essere creativa l’Italia musicale se i modelli anglosassoni non avessero alla fine stravinto, nel bene e nel male.

Per la cronaca, la RCA non esiste più. Acquisita da Bertelsmann nel 1987, ha cambiato nome in BMG Ariola. Nel 1994 ha comprato la Ricordi diventando BMG Ricordi. Ora è fusa con la Sony Music ed è la Sony-BMG, con sede principale a Milano, filiale a Roma e capitale nippo-tedesco. L’enorme patrimonio di edizioni musicali è di proprietà della Universal Music, a capitale francese.
Degli studi di Via Tiburtina non resta nulla, trasformati in un magazzino di scarpe.
La musica di quegli anni però continuiamo ad ascoltarla ancora oggi.

- Fine



7 commenti:

listener-mgneros ha detto...

memoria...note-vole in tempi d'amnesia storica....thanks....

leorso ha detto...

Stasera mi commuovo facilmente, ma la mia trovo sia una lacrimuccia ben spesa. Grazie Arimondi hai citato cose che sono legate alla mia infanzia televisiva e musicale e saranno per sempre ricordi indelebili.
Noi italiani riusciamo sempre a vendere agli altri le cose belle, i nostri ricordi e tenerci invece ben stretti le stronzate.

Franco Zaio ha detto...

Ma siete rincoglioniti?! Rimpiangere Che sarà, I watussi, quella roba lì? Sì, forse la cura per il suono, l'artigianato concreto, e soprattutto l'imprenditorialità in campo musicale, lo "scouting". Ma non quelle canzoni, idiote quando non melense.
PS Comunque il libro l'ho consigliato io alla moglie di Arimondi, he he he

listener-mgneros ha detto...

invece ligabue...na' zaffata di novità...

Franco Zaio ha detto...

Arimondi, non volevo essere esterofilo-snob. Ho scritto un post sui rimpianti, poi. TVB (MNSG, ma non sono gay) :-)

listener-mgneros ha detto...

p.s. Ho riaperto il blog...

Arimondi ha detto...

E' vero, oggi suonano un pò melense e anche un pò decerebrate. Però, allora un testo come "Che Sarà" era coraggioso (tu sei un pò più giovane e probabilmente non ricordi l'emozione nel vedere Feliciano che la cantava dal vivo), "i Watussi" portava in Italia un ritmo totalmente sconosciuto, quasi rivoluzionario e di Patty Pravo ce n'è stata solo una.
A me sentire Nada che canta "Ma che freddo fa" mi fa ancora venire i brividi.
Oggi sarebbero ovviamente improponibili.
Come dici giustamente, ciò che stupisce ancora è la straordinaria capacità produttiva di quella realtà. L'unica cosa che invero rimpiango.