
Approfittare dell'occasione di non scrivere solo per sé, per confrontare il proprio pensiero con ciò che accade intorno. Insomma, per vedere - non più di nascosto - "l'effetto che fa".
11 giugno 2007
04 giugno 2007
Novocaine for the Soul
Eels, Novocaine for the Soul, da Beautiful Freak, 1996
03 giugno 2007
La biblioteca di Alessandria

I lettori mp3 sono molto di più di un semplice oggetto consumer electronics per il divertimento.
Collegandosi all' iTunes Store di Apple ed entrando nella sezione iTunes U è possibile scaricare (per ora solo in inglese) intere lezioni audio e video tenute dai professori delle più importanti università americane. Dove la U sta per "you", ma anche e soprattutto per "University".
Da Stanford a Berkeley, fino al MIT, passando per l'Otis College of Art & Design di Los Angeles. Presto forse qualche università italiana. Tutto ciò può essere ascoltato (e visto) con il proprio iPod.
Molte di queste università americane già da tempo offrono il download di lezioni, conferenze ed eventi culturali speciali dal proprio sito. Con il duplice scopo di promuovere se stesse e di dare un servizio ai propri studenti.
Ma il fatto degno di nota è che iTunes diventi luogo di raccolta per questo tipo di documentazione didattica.
Da negozio di musica on-line ad archivio di strumenti di conoscenza.
E' questo ciò a cui Google, Apple, Yahoo, Microsoft, Amazon tendono chiaramente con le loro più recenti applicazioni in rete.
Diventare poli aggregativi di conoscenza, biblioteche universali del sapere. Spazi virtuali dell'intera conoscenza umana, luoghi in cui mappe satellitari, documenti e testi culturali e scientifici interattivi, suoni e musiche di tutto il mondo, immagini del passato e del presente, arti visive di tutti i continenti si incontrano e si modellano integrandosi magari con il vissuto di chi le fruisce.
In un unico blog che racchiude potenzialmente in sé la storia dell'universo e del singolo individuo.
L'antica biblioteca di Alessandria d'Egitto non esiste più, ma ne sopravvive la leggenda.
31 maggio 2007
Gomitoli

Ieri sera sceglievo con mio figlio alcuni brani musicali adatti a sonorizzare poesie che verranno recitate durante lo spettacolo di fine anno a scuola.
Ad un certo punto ha cominciato a leggere.
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Ungaretti la scriveva a Napoli il 26 dicembre 1916, in licenza durante la Prima Guerra Mondiale. La intitolava Natale.
Doveva essere molto stanco di guerra e forse di altro.
Nei giorni e nelle ore che preannunciano momenti difficili si desidera scomparire in se stessi, come se la raccolta in sé potesse servire a unire e concentrare le proprie forze, ma anche a rassicurarsi delle proprie cose più profonde, da soli.
La scelta musicale è poi caduta su Everloving, Moby.
Foto © Gianni Berengo Gardin
24 maggio 2007
Il sorriso sconsacrato
Non sono mai stato particolarmente amante dei Red Hot Chili Pepper e la canzone è una ruvida ballad rock chitarristica, molto bella ma non particolarmente originale. Il testo non mi dice niente di speciale (mea culpa).
Ma allora?
Mi piace l'idea di quattro amici che cantano (come di quattro amici che suonano), l'idea del contatto fisico tra persone amiche, l'idea del ritratto fotografico e cinematografico di volti belli e brutti, e umani, del dettaglio dei profili e dei primi piani, l'idea di quattro persone che si divertono facendo qualcosa di semplice.
Lo so lo so è solo music business, è inutile che me lo si ricordi.
Sarà che non capisco perché capita che le persone decidano di smettere di capirsi. Sarà che forse mi mancano gli amici e qualcos'altro.
09 maggio 2007
Il bambino si guarda le mani
Ma mio padre è un ragazzo tranquillo la mattina legge molti giornali
è convinto di avere delle idee
e suo figlio è una nave pirata
e suo figlio è una nave pirata.
...
Ma il bambino nel cortile si è fermato
si è stancato di seguire gli aquiloni
si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani.
Le storie di ieri (F. De Gregori) in Volume Ottavo di Fabrizio De André (1975)
Scritta da Francesco De Gregori, ma (magistralmente) interpretata da Fabrizio De André nel Volume Ottavo (e poi inserita anche da De Gregori nel suo successivo Rimmel) è una canzone che parla di un padre degli Anni Settanta ancora immerso nell'ideologia fascista e di un figlio che lentamente si dirige verso un pensiero (forse un'azione?) di estrema sinistra.
Ma soprattutto - ed è ciò che mi interessa in questo contesto - parla dell'eterna dialettica tra padre e figlio, della (inevitabile?) presa di distanza dei figli nei confronti delle idee dei padri.
"Guardare il muro e guardarsi le mani" è un verso che così bene descrive il futuro che ogni figlio ha nelle propria mani e della spinta bellissima e irrefrenabile ad usare queste mani, a fare; per costruire da sé il proprio futuro di uomo, attraversando un'inevitabile età dei pirati.
Io guardo indietro, a mio padre; guardo davanti, a mio figlio grande. E in entrambi i casi mi ritrovo in questi versi. Anzi, mi ci ritrovo ora proprio in mezzo.
03 maggio 2007
L'essenziale senza tempo

Ciò che sorprende di questo edificio non è solo la bellezza intrinseca, quanto la sua modernità. Modernità che si mostra nella facciata (che potete ammirare qui sul sito ufficiale), ma secondo me soprattutto nel retro della costruzione (vedi le mie due foto seguenti) , la cosiddetta "facciata Sud".
Si tratta di Villa Foscari detta "La Malcontenta" sul Naviglio del Brenta, Mira (VE), finita di costruire dal Palladio nel 1558.
Dicasi 1558.

E' vero che le recenti tendenze architettoniche, a partire dai movimenti del primo Novecento per arrivare al Post-moderno ci hanno abituato da una parte all'utilizzo di forme asciutte e lineari, dall'altra al recupero di stilemi classici o neoclassici; ma questa appare veramente un'opera senza tempo, di una bellezza essenziale, che ispira stabilità e rigore, vivacità e gioia al contempo.
Un edificio che, costruito così, oggi, tale e quale, ancora susciterebbe ammirazione.
La rivista House & Garden l'ha definita "forse la più bella casa del mondo".
E' patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Il suo grande giardino è fatto apposta per essere ammirato da chi si affaccia ad una delle grandi e luminose finestre poste sul retro.
Per i curiosi, la Malcontenta si dice sia stata la bellissima giovane sposa di uno dei nobili Foscari, la quale, a causa della sua infedeltà, fu confinata in questa magnifica proprietà, che tuttavia era allora in una zona paludosa e malsana (detta guarda caso anche'essa "Malcontenta").
Lontana dai fasti della Venezia del tempo, la giovane bellissima si immaliconì a tal punto da dare il nome alla casa che abitava.
19 aprile 2007
La perfezione di un Giorno Perfetto
In ogni uscita viene narrata la genesi di un disco fondamentale per la storia del rock e del pop. Attraverso video d’epoca e interviste a musicisti, produttori, tecnici del suono e giornalisti si racconta di album come Who’s Next (The Who), Rumours (Fleetwood Mac), Dark Side of the Moon (Pink Floyd), Nevermind (Nirvana), dello sviluppo delle idee musicali che hanno portato alla loro creazione, della storia delle persone che vi hanno lavorato, dell’ambiente di quegli anni.
C’è un frammento di uno di questi video che non smetto di guardare.
Il DVD è quello dedicato all’album Transformer di Lou Reed, prodotto da David Bowie e Mick Ronson nel 1972. Sciolti i Velvet Underground, l’album segnava l’affermazione di Lou Reed come interprete solista, dopo il primo fallimentare album “Lou Reed”.
Brani immensi come Walk on the Wild Side, Vicious (vedi video), Satellite of Love raccontati nella loro genesi, sia musicale sia narrativa. Si parla da una parte dell’avventura con la Factory di Andy Warhol, ma soprattutto si parla di musica. Il contrabbassista Herbie Flowers spiega come è nato il riff di Walk on the Wild Side: il glissato di contrabbasso doppiato da un basso elettrico, solo perché il turno con due strumenti era pagato doppio…
Ma il frammento più emozionante è quello dedicato a PERFECT DAY canzone capolavoro, sintesi magnifica di rock e di pop, testo ambiguo in bilico in una zona grigia dove si narra di una felicità confinata con disincanto nel lampo di un giorno.
Lou Reed è in studio di registrazione, di fronte ad multipista ed è stato invitato a riascoltare al giorno d'oggi il missaggio originale, presumibilmente nello studio in cui fu registrato l’album. E’ visibilmente contento di avere questa opportunità, dopo più di trent'anni. Siamo nel clou della canzone. Gli occhi si muovono rapidi sul mixer, preme un pulsante e toglie
“isn’t it beautiful?”
La sala è piena di violini che si rincorrono. La voce non c’è più. Reed alza il volume degli archi, che ora sovrastano il resto. Muove un altro fader e fa emergere il pianoforte. Il suo viso esprime uno stupore discreto, ma si vede che è in realtà assai mosso da tanta bellezza, dalla bravura di Mick Ronson, artefice dell’arrangiamento.
E’ un frammento che in un attimo rende l’artista, il suo interlocutore, il pubblico partecipi di momento molto alto, da brivido dietro
stupito dalla sua stessa creazione.
Peccato non esista (credo) una versione online di questo frammento. In compenso, qui sotto, una recente versione di Perfect Day, molto bella anche se un pò "do they know it's christmas-style.
Isn’t it beautiful?
Vicious, you hit me with a flower (Vicious, da Transformer, 1972)
01 aprile 2007
Voci mutanti
Stamattina mio figlio grande - tredici anni fra pochi mesi - aveva una voce diversa.Strana.
Un'inequivocabile tonalità rauca mi indica che sta cambiando voce.
E' solo uno dei repentini e innumerevoli cambiamenti fisici e psicologici di questi mesi.
Solo da grandi - memori della propria pre-adolescenza - si può capire quanto è spiazzante ritrovarsi ad essere dei "mutanti" inconsapevoli.
Loro subiscono questi terremoti naturali senza sapere, affrontandoli con un'energia incontenibile e meravigliosa.

