22 settembre 2008

Culturivori

Torno a viaggiare regolarmente con la metro milanese.
Sperimentiamo un po' di podcast. Non si può vivere solo di morningplaylist.

Tra tutti i podcast a portata di mano provo questo di Salvatore Natoli sulla filosofia. Non lo conosco. Anche se ho sentito parlare di neopaganesimo, mi sembra il meno peggio tra un Grillo o un Travaglio (non sopporto chi urla alla mattina), un RadioDj, un Fiorello (non sopporto e basta).

Filosofia in pillole di otto minuti... fa abbasanza ridere no?

Però il filosofo già nei primi otto minuti mi dà una chiave di lettura: come si spiega questa dilagante fame di convegni sulla poesia, sulla letteratura, sulla filosofia che animano le nostre città in questi anni?
Si spiega perché viviamo in un mondo dove il consumo domina tutto.
E il consumo non ha un senso.
Per questo le persone dotate di una qualche curiosità cercano questo senso, e alcune lo cercano nella cultura, laddove la religione da tempo non lo fornisce più.

Con ciò diventano a loro volta consumatori. Consumatori di cultura. Un consumo caratterizzato da una ricerca di senso.

Esco della metro, un po' perplesso, con le mia cuffie in testa, mi sento consumatore di cultura. Senza molto più senso di prima però.
Ritenterò.

15 commenti:

Franco Zaio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Franco Zaio ha detto...

Natoli live da me lunedì prossimo. Mi sembra un Galimberti più elitario. Sentirò, se il lavoro me lo consentirà (NON CE LA FACCIO PIU', NON VEDO L'ORA CHE SIA DICEMBRE) :-(

listener-mgneros ha detto...

Credo di aver sempre consumato cultura, si da quando ho deciso a 7 anni che i libri da leggere me li sceglievo da solo (racconti del terrore di Poe fu la prima scelta, sicuramente consumistica e consumante per chi l'ha scritto).
Quello che cambia è che consumare cultura non mi ha mai consumato. Poi dei natoli e galimberti sinceramente non consumo nulla.
;o)

Arimondi ha detto...

Listener, ma che ti ha fatto Galimberti? Ce ne fossero...

listener-mgneros ha detto...

semplicemente non mi piace e non mi convince, nulla di impersonale verso di lui.

listener-mgneros ha detto...

comunque tornando al post, mi sembra che il problema non sia poi in italia i roditori consumatori di cultura, ma i produttori di cultura, i primi rischiano di estinguersi per fame, visto cosa producono i secondi.

Franco Zaio ha detto...

Consumare cultura...io da un po' ho smesso di leggere il giornale, e anche il resto langue. Sono in fase di decrescita culturale, sorry. Il troppo stroppia, e scoppia.

Anonimo ha detto...

credo che smettere di leggere il giornale sia un passo fondamentale verso la cultura..

listener-mgneros ha detto...

Ops.
Un pompiere una volta "guardava" solo giornali con figure disegnate. Poi usciva e usava una fiamma per bruciare i libri, se ben ricordo la temperatura della sua lancia ossidrica arrivava esattamente a 451.........

Anonimo ha detto...

Quindi se ho ben capito, noi consumando perdiamo il senso. Mi sembra la premessa al tuo discorso. Quindi cerchiamo di ritrovare questo senso nella cultura. Ma essendo essa stessa consumo, la nostra ricerca di senso è frustrata perché avviene comunque nel consumo e quindi si ricade necessariamente nel non senso.

Ma scusa, a me sembra un po’ apocalittico il discorso. E’ la premessa che non mi va.

Più concretamente (e magari banalmente): ben venga il consumo dei bei libri e dibattiti ecc. (invece dei Grandi Fratelli, della musica spazzatura …).

Che poi ci sia una crisi di valori nel mondo di oggi non ci piove. E la cultura – anche se consumata – può fare da buon antidoto.

Per me comunque funziona, non avendo altri paracaduti che questo (non sono religioso).

Un abbraccio

PS
Scusa la vena polemica, ma devo sempre fare il rompiballe ... bah...sarà l'età :-(

Elsa ha detto...

io ho cominciato presto...i malavoglia...poi mi sono persa nele pagine dei libri e autori ben diversi fra loro...saltavo da addio alle armi a tenera e la notte...per poi nutrirmi con post office...fino a perdermi nelle poesie di autori per me imortanti e capaci di darmi qualcosa...
I giornali continuo a leggerli...era il mio sogno d bambina poterci scrivere sopra...
Non conosco gli autori di cui parli, ma non si finisce mai di imparare...mi informerò.
Quanto ai produttori e ai consumatori...la scelta sta a noi.
salutone Arimoncdi

silvano ha detto...

Consumare cultura? Contraddizione in termini. Rende l'idea però, anche se al contrario degli altri consumi arricchisce invece di impoverire.
ciao, silvano.

Arimondi ha detto...

Madison: io da un po' non ho più tempo di leggere il giornale. Però quando lo leggo lo scelgo e trovo sempre stimoli interessanti. Non tanti da farmi pensare di comprarlo ancora tutti i giorni, però.
Man of roma: sono semplicemente d'accordo con te. La mia era una provocazione e concordo con te che sentirsi in colpa per il fatto di "consumare" cultura è inutile oltre che autoflagellante. E' semplicemente così.
Elsa: per fortuna tutti coloro che leggono traggono un arricchimento dalla lettura. Non sono però proprio sicuro che sia così facile scegliere in piena autonomia, senza sentirsi almeno un po' manipolati.
Silvano: Il tempo libero è diventato merce. Perché non può esserlo la cultura. Come dicevo sopra, è un po' avvilente forse, ma va bene, basta saperlo.

Anonimo ha detto...

Un bello della cultura digitale, a differenza di quella analogica (penso ai dischi su vinile), è che non si consuma (essendo un altro bello che si può copiare e incollare). Io, che ho il complesso dell'ignorante (e non ho mai letto i Malavoglia), ho un'abitudine da analfabeta di ritorno: gli audiolibri e le lezioni online. La mia ultima hit da tram è stata "Empire of Gold: A History of the Byzantine Empire", 50 parti da circa 10' ognuna. Prossima playlist, adesso che ricomincio col tram: "Brother Ray - Ray Charles' Own Story". Tutta questa roba si trova online, gratis. Per esempio nei newsgroup di Usenet.

Arimondi ha detto...

Innanzi tutto complimenti per Chigaco, caro SM. Tutti sappiamo quanto te lo meriti.

Consumatori di cultura che almeno non si "consuma", allora. Va benone.
Tu però il tuo stimolo culturale lo trovi su Usenet, che non è il massimo della media accessibilità ed è soprattutto inglese. Quanti si possono permettere la competenza tecnica e il tempo per cercare forme di cultura non "mercificate"? (e uso questo termine oggi obsoleto con un pò di orgoglio nostalgico). Le tue stesse ricerche sappiamo quanto fatichino a diffondersi qui da noi.

Resta comunque la cultura come "antidoto" al consumo delle merci e alla crisi dei valori di cui parla Man of Rome, e restiamo noi, che non ci consumiamo nel frequentarla, come suggerisce Listener.